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Senza i soldi di Siena difficile tenerlo aperto

Senza i soldi di Siena difficile tenerlo aperto

GROSSETO. «C'è stato di recente un cda, il Comune, la Provincia e la Camera di commercio hanno rinnovato, per quanto possibile, il loro impegno per il Polo universitario grossetano». Per ora, perché...

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GROSSETO. «C'è stato di recente un cda, il Comune, la Provincia e la Camera di commercio hanno rinnovato, per quanto possibile, il loro impegno per il Polo universitario grossetano».

Per ora, perché la riflessione, sul futuro, è completamente aperta.

A parlare è il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi che spiega che, per quest'anno, nonostante le difficoltà determinate dal patto di stabilità oltre che dall'incertezza che riguarda il futuro di enti come la Provincia, i tre soci principali del Polo universitario hanno garantito una somma un po' inferiore ai 600mila euro usuali, ma comunque sufficiente a tirare avanti, mentre si riflette sul futuro non solo del Polo, in quanto consorzio che ha, attualmente, i suoi dipendenti in cassa integrazione a rotazione e e che prevede la mobilità, a fine anno, per gli otto che erano impiegati a Orbetello e Follonica, ma anche per il futuro di una presenza universitaria nel capoluogo maremmano.

Quello che è venuto meno, in sostanza, è l'impegno economico della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena, e «Gli enti locali – dice Bonifazi – non possono essere gli unici a contribuire».

Il presidente della Provincia Leonardo Marras precisa, poi, che un conto è parlare della crisi aziendale e del futuro dei lavoratori del Polo universitario, altro è ragionare sulla funzione dell'università a Grosseto.

«Sono dell'opinione – dice – che dobbiamo avviare con tutte le università toscane un ragionamento su quella che potrebbe essere una presenza universitaria sul nostro territorio».

Insomma, nonostante non si sappia, tanto per fare un esempio, se per il prossimo anno accademico il corso di economia farà nuove immatricolazioni, o se andrà a esaurimento nei prossimi due anni, sembra proprio che nessuno voglia prendersi al responsabilità di mettere la parola fine all'esperienza universitaria a Grosseto. Almeno nella forma in cui resiste attualmente.

Ma non è – avverte il presidente della Camera di commercio, Giovanni Lamioni, un accanimento terapeutico.

«Ho detto in tempi non sospetti – spiega il presidente – che non era questa l'università che mi sarebbe piaciuta per Grosseto, ma con la stessa chiarezza dico, oggi, che dal niente non si costruisce nulla e che se si chiude una porta, poi sarà ben difficile riaprirla».

Enrico Pizzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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