Sicurezza
Riscatti triplicati nelle aree Peep Famiglie in rivolta
In 250 scrivono una lettera aperta al sindaco Emilio Bonifazi «Perché non ci hanno avvisati? Ora di certo non paghiamo»
GROSSETO. Si sentono ignorati, si sentono bypassati. Ma soprattutto si sentono traditi. Sono centinaia i cittadini grossetani che vivono nelle case popolari e che, lo scorso settembre, aprendo i giornali, hanno appreso che il Comune aveva triplicato i prezzi per riscattare la proprietà. Senza nessun avviso.
E a una settimana dal flop della mozione per sospendere la delibera che fissa i rincari (approvata dalla giunta a settembre), scrivono una lettera aperta al sindaco di Grosseto. Dove denunciano «modalità di assoluta autarchia», «comportamento estremamente scorretto» e «poca trasparenza di dati e soprattutto di comunicazione» con cui il Comune, secondo loro, ha gestito la questione del rincaro del riscatto.
La vicenda è ormai nota. Molte centinaia di famiglie, migliaia di persone in tutto, abitano in case popolari delle quali possiedono solo i diritti di superficie. La legge prevede che possano riscattare la piena proprietà, cioè terreno compreso, pagando al proprietario effettivo – in questo caso il Comune di Grosseto – una certa cifra. A settembre il Comune ha deciso di “ritoccare” all’insù le cifre, applicando una maggiorazione del valore degli immobili del 300 per cento. Non solo. Ha reso il provvedimento retroattivo per includervi le pratiche di riscatto dal 13 luglio 2011.
Il provvedimento ha scatenato un putiferio che, dopo diversi mesi di gestazione, è sfociato in una lettera aperta al sindaco. A scriverla è un folto gruppo di persone – circa 250 persone – che abitano in via Canada, una delle quattro zone della città (Pace, Verde Maremma, via Giusti e via De’ Barberi) dove si trovano immobili Peep riscattabili.
Non si tratta di un semplice sfogo. I duecentocinquanta firmatari vogliono dal sindaco delle risposte. Sette, in tutto, per altrettante domande: quando venne pagato dal Comune il terreno e di quanto è stato rivalutato? Che criteri di calcolo sono stati adottati per le diverse tipologie di abitazione? Perché l’amministrazione ha taciuto agli interessati la sua volontà di rivedere il valore degli immobili? È costituzionale creare disparità tra chi ha riscattato prima del luglio 2011 e chi si trova a farlo dopo quella data? Perché non si è aperta un tavolo di discussione coi cittadini? Perché per le aree Peep non si è potuto acquistare a prezzo conveniente anche il terreno? E, infine: l’amministrazione ha considerato che, con la crisi che c’è, dopo decenni di sacrifici per pagare il muro le famiglie si ritrovano punto e a capo per riscattare anche il terreno?
Una domanda è stata posta anche al governo sotto forma di ordine del giorno che il deputato maremmano Luca Sani (Pd) con il collega, e compagno di partito, Trappolino, ha presentato, su input dei firmatari della lettera, a dicembre 2012. Sani ha così impegnato il governo a uniformare i parametri per la cessione del diritto di proprietà.
«Di tutta questa faccenda una cosa è certa», spiegano i firmatari a margine della lettera. «Se il Comune ha deciso questi aumenti per incassare dei bei soldi in più, ha sbagliato strategia. Non solo non incasserà di più, ma non incasserà proprio niente».
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