Sicurezza
Crisi, è strage di aziende In due anni ha chiuso il 4%
La Cna rende noti i dati per l’Amiata. Dal 2010 al 2012 sparite 24 attività su 620 In bilico sia vecchi artigiani che neoimprenditori. Boom della cassa in deroga
CASTEL DEL PIANO. L’Amiata grossetana perde il 4 per cento delle sue imprese, un punto in più rispetto alla media della provincia di Grosseto. Un dramma in una Toscana dove, con il mancato rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, la Cna stima che circa 12mila imprese e 70mila lavoratori corrono seri rischi di sopravvivenza.
A livello provinciale dal fatturato di 570 milioni del 2005 si è scesi a meno di 300 nel 2012 e il numero delle imprese artigiane è passato dalle 6.358 di fine 2008 alle 6.172 di fine 2012, con un calo di 186 unità e un segno meno di circa il 3%.
«L’Amiata non si discosta da questo trend – spiega Maurizio Pellegrini, coordinatore territoriale Cna Amiata – e rispecchia sostanzialmente sia i dati regionali che quelli provinciali. Anche qui un calo verticale del fatturato, una contrazione delle imprese iscritte ed un inedito ricorso alla cassa integrazione in deroga, strumento sconosciuto fino a un paio di anni fa. Anche il volume del credito è sceso, come dimostrano gli affidamenti concessi da Fidi degli artigiani amiatini, che soffrono per una sensibile contrazione e un aumento delle insolvenze».
I dati dell’albo dimostrano che negli otto comuni amiatini le imprese artigiane (nel biennio fine 2010-fine 2012) sono scese dalle 620 alle 596 unità, quindi 24 unità in meno, che è il 4 per cento.
Hanno chiuso vecchi artigiani e neoimprenditori, senza possibilità di salvataggi. «Cessazioni per lo più per due categorie di imprese – spiega Pellegrini –: da un lato artigiani in età avanzata, già pensionati, spinti fuori dal mercato dalla fine del sistema forfettario di determinazione dei redditi. Persone con altissima professionalità che avrebbero continuato volentieri se solo fosse stato loro consentito. Così li abbiamo persi, senza essere rimpiazzati. Dall’altro lato le cessazioni di chi (anche giovani) aveva provato a mettersi in proprio per mancanza di alternative ma che non ce l’hanno fatta a causa dello scarso lavoro e degli alti costi fissi. Inoltre, solo tra le imprese alle quali la Cna tiene i libri paga almeno una decina hanno fatto ricorso alla cassa integrazione in deroga e, purtroppo, sono state diverse quelle che hanno dovuto licenziare. Un dramma sociale, in primis per gli operai ma anche per le imprese, costrette all'ingrato compito di dover selezionare chi lasciare a casa».
Un dramma profondo, secondo Pellegrini, in cui si salvano le grandi aziende del grossetano (Gsi, Corsini, Vallati, Tosti e pochi altri), mentre nel senese è uno tsunami: dall’ex Amtec a Floramiata, da Nuova Rivart a Mondoconvenienza. «Da moltissimo tempo non assistevamo a nulla di simile e per fortuna che nel versante grossetano stanno reggendo alcuni importanti presidi occupazionali. È chiaro che una simile situazione, se non si riavvia un processo di crescita, difficilmente potrà reggere a lungo».
Da un lato occorre perciò mettere mano alla pressione fiscale e contributiva, per alleggerire le imprese e rilanciare i consumi. «Dall’altro sbloccare il patto di stabilità che sta strozzando enti locali e liberare risorse, penso alla strada del Cipressino, indispensabili per sostenere l'economia. Ma soprattutto va snellita la enorme mole di adempimenti burocratici, spesso inutili ma sempre assai onerosi, che gravano sulle microattività. Nessun altro paese europeo ha gli stessi adempimenti, sia che si tratti di un’industria di notevoli dimensioni che di un’impresa artigiana con un solo operaio.Il tema della semplificazione va messo urgentemente all’ordine del giorno del Parlamento e della Regione se davvero si ha a cuore il mantenimento, e magari la creazione, di qualche posto di lavoro».
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