Sicurezza
Raggira un’anziana e le ruba anche i gioielli
Arrestato sull’Aurelia insieme a un complice in un posto di blocco dei carabinieri di Orbetello
GROSSETO. C'era un «gonfiore anomalo» nei pantaloni ma in questo caso la sfera sessuale non ha nulla a che vedere. Quella sovrabbondanza era tutta dovuta alla refurtiva: 170 grammi di gioielli (più o meno un controvalore di 4.200 euro) rubati nelle ore precedenti dall'abitazione di una donna grossetana, che aveva aperto ingenuamente le porte di casa sua raggirata con la solita scusa del premio assicurativo che il figlio avrebbe dovuto pagare (400 euro). Aveva raccontato di essere un gioielliere: «Me li dia, li faccio lucidare e glieli riporto».
I gioielli erano nascosti nei pantaloni di uno dei due napoletani arrestati dai carabinieri del radiomobile di Orbetello, che avevano ricevuto la notizia di furti in appartamento (uno a Grosseto, uno all'Argentario) e che si erano appostati lungo l'Aurelia, al km 135. Oltre ai monili - riconosciuti dal figlio della vittima perché nel portafoto di una catenina c'era l'immagine del padre in divisa militare, morto da qualche tempo - i militari hanno riconsegnato anche il denaro. Un furto attuato con particolare abilità perché chi l'ha compiuto ha convinto la donna a sfilarsi la catenina dal collo.
Vincenzo Prota, 30 anni, quello del gonfiore, e Antonio Aragione, 27 anni, sono stati condannati dal giudice Muscogiuri con il rito abbreviato. Il primo, che ha avuto qualche grattacapo con la giustizia, resta in carcere per scontare 9 mesi e 10 giorni; il secondo, che ha ricevuto un divieto di dimora a Grosseto, ha avuto 6 mesi (pena sospesa). I due erano a bordo di una Y 10 diretta verso sud, fermata poco dopo le 12 di lunedì. Quando il controllo alla banca dati aveva evidenziato la presenza di precedenti, gli accertamenti erano proseguiti. E dalla tasca dei pantaloni Prota, che era alla guida, aveva tirato fuori un cartoccio con i gioielli. Nel suo portafogli, 930 euro. Messi alle strette anche dal primo riconoscimento telefonico fatto dal figlio della donna derubata, i due avevano deciso di collaborare. Ad avvicinare la donna per strada, poco dopo le 11, sarebbe stato Aragione: «Sono amico di suo figlio, lui mi deve pagare l'assicurazione dell'auto: sono 400 euro in contanti». Quando la donna, fatto entrare il giovane in casa (zona stadio), aveva pagato, Aragione era riuscito a farsi consegnare anche i preziosi. Poi Aragione avrebbe raggiunto Prota, che l'attendeva in auto.(p.s.)
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