Il Tirreno

Grosseto

«Non bastano i lavori agli argini»

di Sabino Zuppa
«Non bastano i lavori agli argini»

Il Comune sul rischio idraulico: decisivi gli interventi sulle infrastrutture, a novembre furono dighe

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ALBINIA. Dopo il tormentone dell’autostrada, che continua ad avere i suoi strascichi con interventi quotidiani, l’attenzione del Comune di Orbetello torna su un altro argomento di fondamentale importanza: la messa in sicurezza delle terre colpite dall’alluvione di novembre. Un obiettivo che dovrà vedere la collaborazione di tanti soggetti, pubblici e privati, la cui attività dovrà avere un raggio molto più ampio di quello che si potrebbe pensare: «In attesa del progetto di messa in sicurezza idrogeologica cui stanno lavorando la Regione, il Consorzio Osa Albegna ed il Genio civile e che presto verrà presentato alla popolazione, questa amministrazione è fermamente convinta che, dei 15 milioni di euro stanziati per la messa in sicurezza, si possa fare qualcosa in più del mero ripristino e potenziamento degli argini e delle golene. Certo è fondamentale investire risorse per i fiumi Osa e Albegna, ma sarebbe altrettanto importante investire risorse per il ripristino e il potenziamento dei canali secondari e per il drenaggio dei campi. – spiegano dall’amministrazione lagunare – anche perché nei mesi scorsi è emerso il ruolo che le infrastrutture, sia stradali che ferroviarie, hanno avuto nel creare un ostacolo al defluire delle acque, proprio per la mancanza di strutture adeguate: questo problema è stato sotto gli occhi sia degli ingegneri idraulici che della popolazione. Proprio per questo il Comune di Orbetello si è fatto promotore di comunicazioni dirette ai dirigenti di Anas e Rfi per far sì che, nel momento della ristrutturazione e del ripristino delle infrastrutture e delle opere pubbliche, questi si confrontino e interagiscano con la Regione Toscana e con il consorzio Osa Albegna per arrivare a ridurre al minimo il rischio idraulico. La Regione ha già chiesto un incontro con Anas e Rfi e noi abbiamo ritenuto importante, come amministrazione, di portare all’attenzione di questi soggetti anche le peculiarità e le problematiche di zone che hanno avuto episodi legati al rischio idrico anche in momenti diversi rispetto all’alluvione di San Martino, proprio per una precarietà delle strutture presenti. Queste zone del nostro territorio non possono continuare a soffrire per la mancanza di canali secondari adeguati, a prescindere dal verificarsi di eventi mai visti negli ultimi settecento anni. Per questo vigileremo sulla realizzazione di qualsiasi struttura od opera – concludono dal Comune - che potrebbe essere di intralcio e costituire quindi un’ulteriore barriera al deflusso delle acque, intendendo con opera qualsiasi tipo di costruzione, comprese quindi nuove infrastrutture come l’autostrada, oltre a quelle di ripristino che possano incidere negativamente sul rischio idraulico. E questa riflessione va portata avanti non solo nella valutazione del rischio idraulico per eventi storicamente recenti, e quindi con una ciclicità stimata intorno ai duecento anni, così come previsto per legge, ma anche, come dimostrato dall’alluvione di novembre, tenendo conto di eventi la cui ciclicità può superare i settecento anni».

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