Proteste
La città cade a pezzi. E il partito è messo peggio
Dove c’era una torta da spartire ora sono rimaste solo le briciole. A quasi due mesi dal voto politico e a quasi due anni da quello amministrativo il Pd si ostina a ragionare con i vecchi schemi
Dove c’era una torta da spartire ora sono rimaste solo le briciole. A quasi due mesi dal voto politico e a quasi due anni da quello amministrativo il Pd si ostina a ragionare con i vecchi schemi. Come se non ci fosse stata una mezza rivoluzione. E si prepara a consegnare la città se non all’opposizione storica (il Centrodestra è messo peggio), magari a qualche urlatore che faccia un po’ di populismo.
Così dopo il disastro elettorale assistiamo a una segretaria provinciale che azzera l’esecutivo, dimenticandosi però di azzerare se stessa: “Ego... me absolvo...”.
Assistiamo a un sindaco che, un mese dopo il “richiamo” del segretario comunale per un’accelerazione all’azione amministrativa, convoca una conferenza stampa per dire che non può fare (quasi) nulla, cancellando allegramente in un’oretta due mesi di promesse elettorali. E finendo per rimangiarsi anche impegni già presi, come la pedonalizzazione di piazza della Palma, che pure sarebbero a costo zero. Ma che richiedono la capacità e la voglia di decidere.
Assistiamo a un presidente della Provincia che, con la poltrona traballante perché l’Ente sparirà, lavora per garantirsi un futuro da amministratore, contendendo il posto in Regione proprio al sindaco. E i due si beccano parecchio.
Assistiamo a un assessore regionale che, nel giorno in cui la giunta approva l’atto più atteso dalla Maremma da anni, il tracciato dell’autostrada, decide di non votare, lasciando che venga fatta una scelta devastante per la zona sud, un’altra diga dove a novembre acqua e fango hanno distrutto una comunità. Chissà che ce l’ha messa a fare il territorio a Firenze se poi non vota queste cose. E non s’arrabbia e urla. O si dimette per protesta.
Certo è che con il partito che (per ora) ha la maggioranza relativa in città diviso in mille rivoli e incapace di una vera autocritica, di un patto di unità che guardi prima al bene comune che a quello personale, Grosseto rischia di passare i tre anni più lunghi della propria storia, sbriciolandosi un pezzo alla volta.
In centro non c’è una sola strada che non abbia buche e pietre traballanti e loro continuano a guardarle dalle finestre degli uffici al primo piano.
@guifiorini
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