Tre mesi di transenne al palazzo in piazza Dante
Dopo il crollo il proprietario, dottor Severi, pronto a fare i lavori necessari Il sindaco prepara l’ordinanza dopo che aveva avvertito del pericolo
GROSSETO. Il sindaco l’aveva accennato durante la conferenza stampa di martedì scorso: «Ci sono molti edifici malmessi, anche in centro: guardate lì – diceva indicando dalla finestra del suo ufficio il palazzo che ospita diversi studi medici e la farmacia Severi – la facciata sarebbe da rimettere a posto. Ma è di privati, vedremo come intervenire».
Il fatto. Due giorni dopo, erano da poco passate le sei del pomeriggio, proprio da quell’edificio si è staccata una parte di cornicione e qualche pezzo d’intonaco. Per fortuna nessuno si è fatto male. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e già nella tarda mattinata di ieri la temporanea messa in sicurezza era fatta a dovere. Ma c’è dell’altro: all’ultimo piano del palazzo il danno più grosso (una ventina di metri quadrati) l’ha fatto una trave che, logorata dalle infiltrazioni, ha rotto il solaio ed è venuta giù schiantandosi dentro l’appartamento. Locali per fortuna disabitati e tragedia scampata.
Il retroscena. Ma come mai i lavori di ristrutturazione dell’edificio sino a oggi non sono stati eseguiti? Lo stabile è formato da tre piani: quello terreno (della farmacia) è di proprietà della Desfin, società riconducibile alla famiglia Severi. Primo e secondo piano (ospitano studi medici) sono anche questi di proprietà dei Severi. Il livello più alto è infine al centro di un’eredità contesa. E pare siano proprio i proprietari dei locali al terzo piano ad aver sempre negato il via ai lavori.
Il sindaco. Questi i fatti. E adesso? Anzitutto il sindaco Bonifazi annuncia l’immediata emissione di un’ordinanza che spinga i proprietari del palazzo a ristrutturare l’edificio e a mantenerlo in sicurezza. Sì, perché il primo cittadino ora - ci sono anche le relazioni dell’ufficio tecnico del Comune, pompieri e polizia municipale - ha gli strumenti per poter intervenire. Senza un reale e urgente pericolo per l’incolumità pubblica, infatti, il capo della giunta non può emettere ordinanze vincolanti: prima che accadano fatti simili e che ci siano prove “evidenti” l’unico strumento che ha tra le mani l’amministrazione è la lettera di cortesia. Ovvero una missiva in cui si invita il privato a sanare una situazione inadeguata. Un qualcosa di bonario insomma. A dirla tutta c’è però da far notare come anche le ordinanze abbiano in sé limiti profondi: l’ha ammesso Bonifazi stesso: «A volte basta che mettano un paio di transenne e qualche toppa di cemento. Non puoi obbligare un privato a rifare di tutto punto la facciata». È il discorso delle colonie e della rotonda di Marina, fatiscenti e abbandonate, o dell’ex Marraccini: fior di ordinanze sono state spese dall’amministrazione lungo gli anni. Pochi i risultati apprezzabili.
Severi. «Sono ben disponibile a fare i lavori» si limita a poche parole il commento del dottor Andrea Severi, proprietario della farmacia ospitata al piano terreno del palazzo. E infatti pare che il preventivo della ristrutturazione sia già pronto e chiuso in un cassetto da diverso tempo. «Il 22 aprile – dice Antonio Lauria, responsabile dell’impresa edile cui è stato affidato il rifacimento di tetto e facciata del palazzo - inizieremo i lavori. Dureranno tre mesi».
Imbarazzante. Quel che resta di tutta questa faccenda è la fotografia di un centro storico imbarazzante. Dalle parti di quello che dovrebbe essere il salotto buono della città si sbriciolano palazzi come fossero di marzapane. E per fortuna nessuno si è trovato a passare da quelle parti mentre il cornicione veniva giù. Altrimenti adesso saremmo qui a raccontare tutta un’altra storia. Gli operai saranno attorno al palazzo della farmacia Severi fino a luglio inoltrato. Una beffa per la bella stagione e per quel Maremma Wine e Food Shire ormai alle porte. Ultimissimo richiamo va fatto alla “premonizione” del sindaco: martedì aveva richiamato l’attenzione sullo stato dell’edificio. Giovedì il palazzo ha iniziato a sgretolarsi. «Nessuna premonizione – ha chiarito, sorridendo - sono anni che parlo di quella come di altre realtà a rischio».
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