Il Tirreno

Grosseto

«Paesani, riprendiamoci la colonia»

di Gabriele Baldanzi
«Paesani, riprendiamoci la colonia»

Ospitava le suore, è all’asta. Proprietà di una contessa, un testamento (e una causa) potrebbe assegnarlo ai roccastradini

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ROCCASTRADA. Roccastrada dice basta al degrado dell’ex colonia delle suore. Qui, negli ultimi 20 anni, sono state spese tante parole e pochi soldi. Dal 2009 il complesso è al centro di una procedura esecutiva, tolta alla gestione dei fratelli Messa che la acquistarono negli anni novanta dalle suore.

Purtroppo le aste, pur facendo registrare significativi ribassi (siamo arrivati intorno ai 700mila euro), non hanno mai accresciuto l’interesse di un compratore. La comunità locale adesso è stufa. In tanti ne fanno una questione di decoro, di amor proprio. Il cuore del paese non può restare in queste condizioni. La speranza è quella di un’acquisizione pubblica. Ma andiamo per ordine.

Nei giorni scorsi, partendo da Facebook, è stata lanciata l’ennesima campagna per salvare l’ex colonia. Gli immobili si trovano in zona di frana, laddove al momento è consentita solo la manutenzione straordinaria con possibilità di cambio di destinazione d’uso purché senza incremento del carico urbanistico. Questo significa che gli immobili possono essere destinati solo per attività collettive quali albergo, centro sociale, colonia.

Difficile pensare che qualcuno, soprattutto se italiano, con certe destinazioni e in questo contesto di feroce crisi economica, abbia interesse ad acquistarla anche a prezzo stracciato. Sostenere un restauro, una ristrutturazione, ma anche semplici manutenzioni costerebbe cifre fuori da ogni portata. E allora cosa fare? L’ingegner Mario Amerini, da sempre impegnato nel volontariato, ha lanciato un’idea. «Ad oggi – spiega – risulta poco probabile che qualcuno venga a investire milioni di euro a Roccastrada nell’area dell’ex colonia. Il destino degli immobili, attualmente in mano al curatore fallimentare del Tribunale di Grosseto, è quindi il decadimento, fino al crollo delle coperture e alla sua riduzione allo stato ruderale. Io, da roccastradino, però, non voglio rassegnarmi a questo. Dobbiamo trovare altre soluzioni. A mio avviso occorre affrontare il problema alla radice, ovvero avviare una azione legale collettiva di rivendicazione partendo dall’analisi del lascito della contessa Nella Grottanelli alle suore avvenuto nel 1950 con il quale prese il via la realizzazione dell’ex Colonia. Pare infatti, come confermò il vescovo Tacconi nel 1980, che il lascito della contessa fosse condizionato fin da allora all’esecuzione di opere con fini sociali e destinate alla collettività di Roccastrada. Una sorta di diritto di uso civico».

Capofila dell’operazione di rivendicazione, secondo Amerini, dovrebbe essere il Comune. Il Tribunale potrebbe così assegnare alla comunità di Roccastrada, in via provvisoria, l'uso del bene togliendolo al curatore fallimentare e permettendo così le prime piccole manutenzioni. L’idea è quella di creare un sodalizio di volontari che almeno ne fermi il degrado, iniziando da uno sfalcio e dalla ripulitura del parco adiacente. La popolazione si riapproprierebbe così di un bene moralmente suo. Un video su Youtube, del 2008, già rimarcava la vergogna dell’abbandono. Oggi la situazione è ancora peggiore: vandalismi, alberi caduti, cancelli aperti, nessun controllo, erbe e piante infestanti dappertutto, immobili fatiscenti. Questo sembra davvero l’ultimo treno dopo quelli persi negli anni passati. Su Facebook fioccano le adesioni dei roccastradini e addirittura si è deciso di estendere l’invito a dare una mano a tutti coloro che negli anni ‘60 e ’70 sono passati da qui come ospiti nelle vacanze estive.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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