Il dolore
L’anno nero delle imprese artigiane
Duecento aziende hanno chiuso i battenti nei primi due mesi dell’anno, il fatturato è dimezzato dal 2005
Chiudono una dietro l’altra. Sono le imprese artigiane, soffocate da burocrazia e banche che hanno sigillato i rubinetti. «Alla fine del 2008 le imprese iscritte all’albo, in Maremma, ammontavano a 6358 unità. Oggi siamo a 6mila e rotti». A snocciolare i dati è Renzo Alessandri, direttore provinciale della Cna. La contrazione più consistente va in scena nelle aree strategiche: dal capoluogo a Follonica, passando per la Costa d’Argento. Cinque anni fa il numero di ditte artigiane cresceva in 21 Comuni della provincia su 28. Oggi è il contrario: «In ventuno Comuni il numero d’imprese diminuisce, in tre rimane inalterato e nei quattro rimanenti cresce di otto misere unità». Ma quel che fa rabbrividire è il tonfo registrato nel volume delle vendite: l’intero comparto, nel 2005, valeva un giro d’affari per 570 milioni di euro (oltre 320 riferiti all’edilizia). «Fatturato complessivo che oggi è sceso a poco più di 300», meno di quanto l’edilizia, da sola, garantiva sette anni prima. Anche il 2013 è nero: in appena due mesi sono state quasi duecento le cessate attività, solo 76 le aziende che hanno aperto. Questa la realtà. Ma ogni effetto – come sempre - proviene da una o più cause. Cna ne indica almeno un paio: la crisi dell’accesso al credito. E i paletti della burocrazia.
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