Il Tirreno

Grosseto

Amtec sul piede di guerra Sciopero dei dipendenti

di Fiora Bonelli

Piano industriale non dettagliato e assenza di garanzie nel mirino dei lavoratori Che sono favorevoli a ridurre le sedi ma chiedono sicurezza per il futuro

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ABBADIA SAN SALVATORE. Non c’è pace per la Amtec di Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio, dove da anni i lavoratori lottano per garantirsi il posto di lavoro e soprattutto una dignità lavorativa.

L’Amtec spa, che in Amiata dà lavoro a circa 100 persone, per lo più laureate, è stata ed è un fiore all’occhiello della montagna, finché i venti di crisi su Finmeccanica hanno cominciato a diventare bufere. Società fondata nel 1980, con sede a Piancastagnaio, sviluppa e produce apparati hardware per comunicazioni sicure, ed è focalizzata su Security Gateway per comunicazioni Ip cifrate. Gli apparati sono utilizzati nelle più capillari tra le grandi reti nazionali, tra cui quella delle Poste Italiane e quella dei carabinieri.

Dopo diversi cambi di proprietà, tra cui Marconi Plc, è ora controllata dalla società Selek-Es , del gruppo Finmeccanica. Dopo l’assemblea che si è tenuta l’8 aprile, i dipendenti delle sedi amiatine di Abbadia e Piancastagnaio dichiarano di iniziare uno stato di agitazione che la prossima settimana diventerà vero e proprio sciopero e altre manifestazioni sono previste da decidere volta per volta.

I motivi sono sempre quelli caldi che si stanno dibattendo da anni. Di fronte a un piano di riorganizzazione nazionale, presentato dall’ad il 5 aprile scorso, che prevede riduzione e focalizzazione delle attività e prodotti su quelli più redditizi, riduzione delle sedi e concentramento su un minor numero di siti, riorganizzazione degli organici e panoramica sugli strumenti che l’azienda intende utilizzare, i lavoratori si sono detti favorevoli al concentramento su un unico sito produttivo a patto che siano rispettati alcuni punti fermi.

I punti sono: valorizzazione di tutte le professionalità presenti sul sito; introduzione di attività che prevedano, oltre al totale impiego della forza lavoro, prospettive future, utilizzo di strumenti solidali in grado di non penalizzare i singoli lavoratori; organizzazione snella, efficiente ed efficace che abbia potere decisionale sul sito e per il sito, garantendo un management forte e presente per le attività o linee di business che si intenderanno effettuare in Amiata.

Nessuno deve rimanere escluso, insomma. E invece criticità, accorpamenti e riorganizzazioni, viene detto, sono stati presentati in assenza di un piano industriale di dettaglio e del completamento della struttura organizzativa, senza garanzie per il futuro. Mancanze che hanno comportato che si iniziasse la discussione basandola su un dimensionamento degli organici.

I dipendenti delle sedi amiatine esprimono solidarietà verso tutti i colleghi che presto, in questo clima incerto, subiranno spostamenti di sede anche complicati. In altre parole, la situazione è in stallo da mesi e mesi, da quando, cioè, nonostante la cassa integrazione, spalmata sulla quasi totalità della popolazione aziendale, rimaneva allarmante la mancanza di un piano industriale o anche della semplice organizzazione del lavoro che dia prospettiva alla società.

Fra l’altro, il personale, anche ricollocato in attività diverse da quelle storiche come Contact Center, Avionica, difesa militare e altre, non ha alcuna visibilità di prospettive o progetti futuri e sono molti a essere stati trasferiti dall’Amiata altrove.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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