Finanza
Offesi da Di Canio i finanzieri presentano ricorso
L’avvocato dei tre agenti contesta la decisione del giudice «È una sentenza viziata e ingiusta, loro stavano lavorando»
ORBETELLO. La decisione del giudice di pace di Orbetello, Adriano Simonetti - che assolveva Paolo Di Canio dal reato di ingiuria verso i tre agenti della guardia di finanza di Porto Santo Stefano apostrofati dall'allenatore durante un controllo di routine avvenuto nel 2009 in prossimità dell'imbarco dei traghetti per l'isola del Giglio – non convince affatto il legale difensore delle tre fiamme gialle che lo avevano denunciato. È infatti di ieri la notizia dell'appello da parte dell'avvocato Aldo Soldani, che giudica l'ultima sentenza come «ingiusta e viziata». Ad essere contestate sarebbero soprattutto le motivazioni della decisione da parte del giudice orbetellano che ha di fatto reputato di nessuna rilevanza penale le offese lanciate agli uomini in divisa, e, in particolare, un innocuo tentativo di critica dell'ex bandiera della Lazio espresso attraverso un linguaggio di non significativa eleganza linguistica, che non aveva certo intenti lesivi verso l'operato degli agenti. Inoltre, l'espressione finale «teste di c..», secondo Simonetti, sarebbe stato esternato da Di Canio solo una volta salito sulla nave e quindi «non gridato specificatamente verso i predetti agenti, per cui la stessa potrebbe qualificarsi come una personale riflessione critica manifestata (sia pure volgarmente ed ad alta voce) dall'imputato, quale effetto dello stato di particolare irritabilità conseguente alla vicenda in cui si era trovato coinvolto», come si legge negli atti.
Giudizi questi che non hanno frenato la contromossa del legale orbetellano, il quale, chiedendo una riforma della sentenza e un indennizzo per danni morali e materiali ai tre assistiti pari a tremila euro ciascuno, ribatte: «Espressioni quali “teste di …, state a fa i fenomeni davanti a tutti, vi denuncio, avete rotto i...mi rompete i …, vi faccio il c...” etc etc, secondo una giurisprudenza univoca e costante, costituiscono un reato in relazione al contesto in cui vengono dette. Nel caso, come questo, in cui vengano rivolte a persone incaricate di un servizio pubblico, oltre che triviali, ledono l'onore ed il decoro dei destinatari, in quanto è evidente il proposito di mortificare l'operato di tre agenti apostrofati nell'adempimento del proprio dovere». Questo, secondo l'avvocato, il motivo per il quale il legislatore ha reintrodotto il delitto di oltraggio a pubblico ufficiale con l'articolo 1, comma 8, della legge numero 94 del 15 luglio 2009 (attiva dunque 15 giorni dopo). Una bella fortuna per il campione (ultimo, tra l'altro, nella lista redatta per “i 10 giocatori più matti al mondo”) fermato il 22 luglio dello stesso anno. Lo stesso controllo di routine, se effettuato otto giorni più tardi, gli sarebbe costato accuse decisamente più pesanti.
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