Sicurezza
La bomba sarà fatta brillare il 17 aprile
L’ordigno ritrovato a San Pietro verrà disinnescato dagli artificieri. Evacuata un’area di 500 metri
MONTE ARGENTARIO. Sarà fatta brillare il 17 aprile in una cava della Marsiliana la bomba rinvenuta nei giorni scorsi vicino alla strada comunale Campone Maddalena, in località San Pietro. Così si è deciso ieri nel corso di una riunione che si è tenuta in prefettura a Grosseto per stabilire il da farsi.
Il piano di intervento prevede che l’ordigno sia disinnescato, trasportato in una cava alla Marsiliana e qui fatto brillare.
Gli artificieri dell’esercito inizieranno le operazioni per disinnescare la bomba intorno alle 9.30. Già a partire da un’ora prima la zona di San Pietro sarà evacuata per precauzione in un raggio di 500 metri. La Protezione civile dispone del palazzetto dello sport per ospitare le persone che non hanno altro posto dove andare, ma in questo caso è molto probabile che non ve ne sia bisogno dato che la bomba si trova una zona molto accidentata, con rilievi in forte pendenza coperti di macchia mediterranea, e vi sorgono soltanto alcuni vecchi annessi agricoli.
Nel frattempo la bomba sarà disarmata, cioè le saranno tolte le spolette che permettono l’innesco in modo da rendere l’ordigno innocuo. Per fare questo serviranno circa tre ore e mezza. La bomba sarà poi trasportata nella cava e qui fatta esplodere sotto il controllo degli artificieri.
L’ordigno bellico è emerso dal letto di un ruscello che scorre a circa 20 metri dalla strada lo scorso 3 aprile. È una bomba americana da 500 libbre con un’anima di tritolo di quelle furono sganciate in gran quantità sull’Argentario dagli alleati tra il dicembre 1943 e il giugno 1944. Molte non esplosero nell’impatto con il terreno e furono disattivate dai residenti sul promontorio – molti dei quali ci rimisero la vita – per recuperare il tritolo contenuto al loro interno.
Appena tre anni fa un peschereccio che si trovava al largo di Porto Ercole trovò nella rete una mina, questa volta della della Marina militare italiana, tipo “P5”, anch’essa – come l’ordigno di San Pietro, risalente alla seconda guerra mondiale, armata con 200 chili di tritolo. Era una di quelle mine “ormeggiate” sul fondale e venivano usate per creare sbarramenti difensivi contro navi e sommergibili. La bomba fu fatta brillare in mare aperto a distanza e profondità idonee a non arrecare danni alla fauna marina.
L’anno prima, invece, il sottosuolo fece affiorare ben due “sorpresa”. Una – una mina antiuomo o anticarro – all’idroscalo di Orbetello; l’altra nella macchia di Santa Liberata sul promontorio dell’Argentario.
In quest’ultimo caso il ritrovamento fu opera di un cacciatore che si era inoltrato nella macchi. Si trattava di un proiettile di artiglieria, uno dei tanti che, negli anni, sono affiorati in quella zona.
Il 1º luglio 1947, infatti, nella baia di Santa Liberata Santa Liberata esplose il “Panigaglia”, una nave che scaricava munizioni per il deposito di artiglieria del Pozzarello. I proiettili furono scagliati a centinaia di metri di distanza dall’esplosione e morirono sessantatré persone.
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