Il Tirreno

Grosseto

Interrogatorio fiume Boncori oltre 2 ore dal gip

di Pierluigi Sposato
Interrogatorio fiume Boncori oltre 2 ore dal gip

Sorano, udienza per tutto il giorno per ascoltare i dodici indagati dei due filoni Bramerini si è detto estraneo, molti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere

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GROSSETO. «Nessuna retrodatazione. Gli atti hanno efficacia e sono spendibili all’esterno quando vi viene apposto il visto dei regolarità contabile; prima, sono solamente atti interni, vincolati al meccanismo delle “prenotazioni” nel sistema informatico interno. Il falso in atto pubblico non sussiste».

Questo è quanto dichiarato da Simona Boncori, l’architetto responsabile dei servizi tecnici comunali di Sorano ieri interrogata per le due ordinanze (entrambe per turbativa d’asta e falso ideologico) con le quali è stata posta agli arresti domiciliari. Le sue parole sono riferite dall’avvocato Roberto Burzi, che la assiste con l’avvocato Alessia Carretta.

Ieri è stata la volta delle difese. I dodici indagati sottoposti a misure (compresi i dipendenti comunali Luigino Cannucciari e Stefano Canistri, interrogati perché proposti per la sospensione dal servizio) sono sfilati tutti davanti al gip Montesarchio, che ha tenuto udienza dalle 10 alle 18,30.

L’architetto Boncori è rimasta dentro per due ore e mezzo. Lei è il punto di unione tra le due ordinanze, lei avrebbe le maggiori responsabilità. Boncori ha respinto ogni accusa, ha dato ogni spiegazione. Anche a proposito del fac-simile spedito da Marco Filoni per il bando del Pip San Quirico: «È stato rielaborato autonomamente, con un contenuto proprio - riassume Burzi - Se uno non ha mai fatto una cosa simile, è chiaro che vuole essere sicuro».

E l’offerta letta dall’architetto Andrea Pistolesi al telefono per l’affidamento del regolamento urbanistico? «Lui fa riferimento solo alla parte relativa al ribasso, non legge l’offerta intera. E chiede: “20 per cento lo devo mettere in cifre o in lettere?”. Tutto qui».

Il presunto “cartello” tra ditte? «Il pubblico ufficiale non ha poteri né doveri di investigare su quanto le ditte dichiarano in sede di autocertificazione - fa notare Burzi - Del resto, la finanza ci ha messo due mesi ad appurare le relazioni. E poi delle due l’una: o c’è l’accordo preventivo o c’è un unico centro di interessi. Le due possibilità sono in conflitto tra loro, basta pensarci».

Ha risposto anche l’ingegner Antonio Gioacchini: «Ha chiarito che lui è solo nella Igant, che ha ricevuto l’invito e che non ha partecipato per l’eseguità dell’importo e la non convenienza - spiega l’avvocato Angelo Di Silvio - L’unica traccia è la telefonata con cui Antonio chiede al figlio chi si è aggiudicato quella gara. Solo una curiosità».

Non hanno risposto, invece, gli imprenditori Giovanni e Giuseppe Garibaldi Bitonte (Sjles di Matera - avvocato Alessandro D’Amato), Andrea Gioacchini (Gioacchini Sante sas) e Marco Filoni (Gmg costruzioni), riservandosi comunque di farsi sentire più in là. Solo una semplice dichiarazione per Roberto Bramerini (avvocati Alessandro Risaliti e Alessio Bianchini): «Ha detto di essere totalmente estraneo ai fatti e che gli organi preposti nomineranno presto un sostituto per non pregiudicare la normale attività dell’azienda».

Chiesta la revoca delle misure: i pm Pizza e Ferraro si sono riservati il parere, il gip deciderà in seguito.

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