Attenzione
Solidali con la preside, arrabbiati con il sistema
Levata di scudi dei precari e degli insegnanti delle scuole costretti alla riffa Rosini: «Questa è una vicenda limite, speriamo che il ministero apra gli occhi»
GROSSETO. Sulla pagina Facebook del coordinamento dei precari della scuola di Grosseto l'aggettivo più ricorrente per commentare quello che è ormai diventato il caso Rosmini è "vergognoso". La stessa parola che ripete più volte un'insegnante di scuola materna per sua fortuna a tempo indeterminato che chiama in redazione. «Sono vicina alla pensione e non ho mai avuto problemi per riscuotere lo stipendio - ci dice - Ormai la scuola italiana si regge sui precari e così li tratta. Ma se la coperta è corta deve esserlo per tutti. Ciò che è successo è assurdo». Un pensiero questo condiviso anche dal consigliere comunale Stefano Rosini, insegnante precario e portavoce delle istanze dei colleghi. «I supplenti continuano a non ricevere alcuno stipendio - dichiara Rosini - Possibile che ci sia chi, poiché di ruolo o con contratto fino al 30 giugno, ha la "fortuna" (ormai i diritti sono privilegi) di ricevere mensilmente il proprio stipendio e chi, per il medesimo lavoro, non viene pagato? Se i soldi non ci sono, non ci sono per tutti».
Rosini esprime solidarietà a nome dei precari grossetani alla dirigente Lamioni che si è trovata la patata bollente in mano. «I precari - spiega - hanno apprezzato l'operato della preside perché tale scelta ha fatto conoscere la situazione dei supplenti e dei precari in genere a livello nazionale. Serviva una provocazione del genere e quindi confermiamo l'appoggio alla Lamioni per aver fatto questa scelta difficile. Speriamo che il ministero apra gli occhi». Rosini enumera tutti i fronti caldi aperti sul fronte "scuola e precariato": «Il Miur sta perdendo tutte le sentenze relativamente a scatti di anzianità e stipendi nei mesi estivi, tutti diritti non riconosciuti ai precari mentre i tribunali stanno dando ragione a chi ha fatto ricorso. Per non parlare delle vertenze per i contratti reiteratamente rinnovati (oltre i 36 mesi) dove addirittura è l'Ue che intima all'Italia di trasformarli a tempo indeterminato. Tutto ciò dà il senso della situazione scolastica in Italia». Ma cosa ha portato al caso limite di Grosseto? «Dietro la vicenda - commenta Rosini - ci sono le buone intenzioni e il pessimo risultato di una piccola rivoluzione, le nuove disposizioni in materia di pagamento delle supplenze saltuarie nelle scuole che hanno finito per dilatare i ritardi nei compensi degli insegnanti, amministrativi e collaboratori scolastici. Fino al 31 dicembre 2012 le supplenze brevi erano a carico dei singoli istituti. La spending review dello scorso luglio ha deciso invece che, dal primo gennaio 2013, ad occuparsi dei pagamenti sarebbe stato il ministero dell’Economia. L’intenzione del provvedimento era quella di sgravare le scuole dagli oneri e liberare i presidi sempre costretti a far slittare gli stipendi in attesa di nuove risorse. L’accentramento delle competenze che avrebbe dovuto snellire le procedure ha invece provocato tutt’altro: il sistema informatico che dovrebbe gestire i pagamenti stenta a partire e anche i soldi di gennaio sono restati al palo: l’ennesimo schiaffo ai lavoratori della scuola. L’alleggerimento, nella pratica, è stato infatti totale e a senso unico: a sei mesi di distanza, regna il caos organizzativo mentre le scuole e gli insegnanti fanno la fame». E poi c'è il problema delle classi pollaio, che è strettamente connesso a quello delle supplenze ed è una delle battaglie storicamente portate avanti da Rosini con l'Idv. «Succede che in molte scuole quando manca un docente il supplente non viene nominato sempre e si creano le classi pollaio con bambini smistati da un’aula all’altra, una condizione ormai quasi quotidiana a danno della qualità dell’offerta formativa e della sicurezza». La soluzione? «Bisognerebbe dotare di organici sufficienti le scuole e stabilizzare i lavoratori».
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