Il Tirreno

Grosseto

Mabro: debiti per 7 milioni Barontini pronto a cedere

di Francesca Gori
Mabro: debiti per 7 milioni Barontini pronto a cedere

Sindacati e istituzioni spingono l’acceleratore sulla richiesta della Prodi bis Tre gruppi imprenditoriali hanno manifestato interesse per l’azienda

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GROSSETO. Debiti che si aggirerebbero sui sette milioni di euro: tre milioni e 700mila euro è quanto serve per pagare il Tfr ai dipendenti, un milione e 943mila debiti per lavoratori, Previmoda, Inps, 482 medio e lungo termine e 790 verso terzi, compreso Royal Tuscany.

Andrea Barontini, patron della Mabro, sarebbe pronto anche a fare un passo indietro. Sarebbe pronto a lasciare l’incarico di amministratore unico della società e a convocare il consiglio di amministrazione. Il suo telefono, ieri è squillato a vuoto più volte. La conferma della sua posizione, arriva dunque attraverso chi, venerdì sera, ha partecipato alla riunione fiume convocata alla Regione Toscana.

Davanti all’assessore regionale Simoncini, il patron di Abbigliamento Grosseto avrebbe quindi detto di essere pronto a lasciare. «Le istituzioni, la città, ha chiesto questo - dice Claudio Renzetti, segretario generale della Cgil di Grosseto - ed è chiaro che un imprenditore possa vivere questa condizione come un attacco personale». Una situazione fastidiosa. Dolorosa, anche. Una situazione quindi che si potrebbe risolvere in questo modo e che sicuramente permetterà poi all’imprenditore di spiegare tutto quello che è seguito alla sua candidatura, da parte di Fidi Toscana, per la guida della Mabro.

Barontini a parte, la linea dettata durante l’ultimo incontro organizzato in Regione, il giorno stesso in cui è stato comunicato all’imprenditore (pare per telefono), il pignoramento del marchio Mabro da parte di Royal Tuscany, marchio che varrebbe circa tre milioni e 600mila euro, è quella della Prodi bis.

«Una proposta che avevamo già portato a quel tavolo - ricostruisce il segretario della Cgil - e che ora sembra essere preso in considerazione anche dalla proprietà, da Barontini e da Pacenti».

L’accordo siglato alla Regione parla di una settimana di tempo presa dalla società per verificare la fattibilità di questa operazione.

Perché ieri, a Firenze, prima dell’apertura del tavolo con i rappresentanti dei lavoratori, con la Cgil (rappresentata oltre che da Renzetti anche dal segretario della Filctem Furio Santini e dal segretario regionale di categoria Massimiliano Brezzo, Roberto Franceschetti della Uil e Fabio della Spora della Cisl), Barontini ha incontrato l’assessore regionale Simoncini e l’assessore provinciale allo Sviluppo economico Cinzia Tacconi per presentare loro due advisor del Gruppo Picozzi di Milano, società che si occupa di intermediazione tra le aziende.

Insomma, qualche trattativa in corso ci sarebbe. «Non c’è ancora nulla di concreto - aggiunge Renzetti - per parlare di offerte per l’acquisto della Mabro ci sarà bisogno di aspettare qualche altra settimana».

Nessuno che conferma e nessuno che smentisce del tutto. Sul piatto ci sarebbe un’offerta da tre milioni di euro, e tre gruppi probabilmente interessati, due italiani e uno straniero. Proprio per questo, in Regione, è stato chiesto di mantenere in vita la Mabro, nonostante le brutte acque nelle quali sta navigando.

«La Prodi bis comunque - dice il segretario della Cgil - permetterebbe la vendita dell’azienda senza nessun tipo di problema». Anzi, darebbe alla nuova società, quella interessata ad acquistare l’azienda, una Mabro senza alcun problema finanziario.

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