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Il Consiglio di Stato dà ragione alla gelateria

Il Consiglio di Stato dà ragione alla gelateria

MONTE ARGENTARIO. Il comune di Monte Argentario si ritrova nuovamente contrapposto in una contenzioso davanti ai Tribunali amministrativi, e questa volta incassa un colpo a suo sfavore. A essere...

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MONTE ARGENTARIO. Il comune di Monte Argentario si ritrova nuovamente contrapposto in una contenzioso davanti ai Tribunali amministrativi, e questa volta incassa un colpo a suo sfavore.

A essere sotto i riflettori è nello specifico una questione che affonda le sue radici nel lontano 1982, quando gli allora titolari di un famoso esercizio su piazzale Candi, la gelateria Le Rose, chiesero e ottennero i permessi per attuare ampliamenti e alcune modifiche alla struttura.

L’amministrazione Cerulli, a seguito di un sopralluogo effettuato nel febbraio 2010 dalla polizia municipale locale, aveva poi avviato un procedimento per la presunta violazione urbanistico-edilizia e, con un provvedimento del 4 maggio 2010, ingiungeva la demolizione delle opere costruite dai titolari con il ripristino dello stato dell’area come da origini.

Seguì un pronto appello al Tar, davanti al quale i proprietari della gelateria avevano chiesto l’annullamento dell’ultimo provvedimento.

Il Tribunale, però, aveva respinto il ricorso, avendo rilevato che le opere soggette a demolizione sarebbero state di notevole dimensione e impatto, nonché destinate a un uso non contingente né temporaneo.

Una decisione che ha portato il signor Navoni, responsabile de Le Rose Snc, a rivolgersi direttamente al Consiglio di Stato. Da qui, ecco il colpo di scena: l’approvazione del ricorso e l’annullamento dei provvedimenti impugnati.

Secondo quanto si legge negli atti pubblicati a seguito della decisione da parte del Consiglio di Stato, infatti, «La sentenza impugnata merita la riforma chiesta con l’appello, riscontrandovisi un palese quanto assorbente vizio di motivazione».

Nella fattispecie, la reazione dell’amministrazione sarebbe intervenuta a distanza di troppo tempo rispetto all’epoca del posizionamento del manufatto. In più, nel corso degli anni, si sarebbero succeduti provvedimenti e comunicazioni _ quali il rilascio di concessione demaniale e autorizzazione al subingresso, l’autorizzazione alla installazione dell’insegna, il parere favorevole all’ampliamento della concessione demaniale, rispettivamente nel 1982, 1984 e 2004 _ che, indubbiamente, avrebbero generato negli interessati un ragionevole affidamento.

Pur condividendo il principio giurisprudenziale consolidato, che assume gli abusi edilizi come illeciti permanenti, dunque, il collegio non ha potuto non rilevare che all’amministrazione di Monte Argentario mancava una vera e propria motivazione per procedere alla demolizione.

Claudia Della Verde

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