Il Tirreno

Grosseto

Al Rosmini sorteggio per gli stipendi

di Sara Landi
Al Rosmini sorteggio per gli stipendi

Servivano 12mila euro per i precari, il ministero ne ha mandati 5mila. Estratta una lettera per scegliere chi pagare e chi no

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GROSSETO. Il pagamento dello stipendio? Lo decide la sorte. È quanto accaduto al liceo linguistico e delle scienze umane “Antonio Rosmini” di Grosseto per liquidare il mese di febbraio a dodici supplenti tra personale docente e Ata in servizio nell’istituto. A raccontare il caso senza precedenti è la stessa dirigente scolastica del Rosmini, la professoressa Gloria Lamioni che ricostruisce la catena di eventi che ha costretto la scuola a ricorrere ad un sorteggio per pagare i propri supplenti. Partendo da una situazione generale molto critica a livello nazionale che vede il ministero dell'istruzione in ritardo sui pagamenti degli stipendi ai precari. Ma il caso del Rosmini va oltre. «Già a gennaio - dice la dirigente - abbiamo avuto difficoltà rispetto ai fondi erogati dal Ministero per pagare le supplenze ma siamo riusciti a tamponare la situazione con delle risorse residue interne». A gennaio dunque nessun problema e pagamenti regolari per i dodici precari che nell’istituto svolgono supplenze e incarichi brevi. A febbraio però i conti non tornano più e dal ministero non arrivano soldi sufficienti per pagare tutti. Sarebbero serviti 12mila euro, ne sono arrivati solo 5mila. «Mi sono immediatamente attivata in tutte le sedi competenti – spiega Lamioni – ma purtroppo si tratta di fondi erogati da Roma. Né l’ufficio scolastico provinciale né quello regionale c’entrano nulla se non per la possibilità a loro volta di sollecitare il ministero a risolvere il problema».

Grosseto e Firenze possono fare esposti ma se Roma non scioglie i cordoni della borsa il problema non si risolve. Così a conti fatti viene fuori che a febbraio la scuola può pagare solo cinque dei dodici supplenti (docenti e Ata). Meno della metà dunque di coloro che o dietro una cattedra o prestando servizio come collaboratore scolastico hanno ogni mattina onorato puntualmente il loro impegno con l’istituzione scolastica. «Abbiamo convocato le rappresentanze sindacali e ci siamo confrontati sul criterio da adottare per pagare gli stipendi, fermo restando che la prima soluzione che ci è venuta in mente – dare un po’ meno soldi a tutti – tecnicamente non poteva essere praticata». Se dunque la via dell’equità e della redistribuzione delle (poche) risorse arrivate da Roma è impraticabile a priori ecco che sindacati e dirigenti dell’istituto si mettono a esaminare strade alternative. Al sorteggio si è arrivati solo come extrema ratio. «Tutte le altre vie, dal criterio del bisogno a quello dell’anzianità di servizio, avevano dei pro e dei contro. Del resto come avrebbe potuto la scuola certificare che una famiglia ha più bisogno o urgenza di quei soldi di un’altra?». E così si ricorre al metodo dell’estrazione della lettera dell’alfabeto «perché ci è sembrata la soluzione più neutrale possibile». Neutrale certo, ma non indolore. «È stata una decisione sofferta ma non si poteva fare altrimenti e ci auguriamo davvero che questo resti un caso isolato. Ho apprezzato anzi la comprensione e la tolleranza da parte dei supplenti che hanno accettato di fatto questo meccanismo». Per la cronaca è uscita la lettera B. È stato dunque pagato lo stipendio ai primi cinque fortunati col cognome dalla B in poi e gli altri... sono rimasti all’asciutto. Nessun problema invece per i supplenti con incarico annuale il cui stipendio viene erogato dal ministero del tesoro. Precari anche loro dunque, ma risparmiati dalla lotteria del sorteggio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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