Finanza
Caso Idi, sequestro a Magliano
Sigilli al sontuoso casale di Decaminada, religioso arrestato per il crac di un istituto sanitario romano
MAGLIANO IN TOSCANA. Diciotto stanze, rivestimenti in legno pregiato, vasti prati che la circondano e un valore per oltre un milione di euro: Villa “Ombrellino” è il fiore all’occhiello della Tenuta di Magliano, un angolo di paradiso nel cuore della Maremma. Da tempo però è nell’occhio del ciclone, perché mentre il suo proprietario la acquistava, gli ospedali romani che lo stesso gestiva registravano buchi da centinaia di milioni di euro.
Lui è Franco Decaminada, uomo d’affari e religione, con «una personalità incline al delitto», come ha scritto ieri il gip. È un frate, membro dei “Figli dell’Immacolata Concezione”, congregazione cattolica che controlla una società farmaceutica, un centro oncologico a Milano, svariate case di riposo e orfanotrofi, l’ospedale San Carlo e soprattutto l’Idi (Istituto dermopatico dell’Immacolata) a Roma.
Ed è proprio per quest’ultima struttura che ieri padre Decaminada è stato arrestato (insieme con due imprenditori) in qualità di consigliere delegato fino al 2011, per i reati di appropriazione indebita aggravata, bancarotta patrimoniale fraudolenta, emissione e utilizzo di fatture false, occultamento delle scritture contabili.
Il frate, secondo l’accusa, si sarebbe fatto un gruzzoletto da quattro milioni di euro e con parte di questi si sarebbe comprato la magione. Ed è così che ieri Villa “Ombrellino” è finita sotto sequestro. Andando verso Sant’Andrea, ad un certo punto ci sono due colonne con una sbarra. Lì occorre citofonare, presentarsi e dire il perché della visita, altrimenti non aprono.
«Non si entra a piacimento nella Tenuta», spiegano a Magliano. Ci sono più di mille ettari dietro quella sbarra, con alcuni poderi in stile colonico risalenti all’inizio del secolo scorso. Proprietaria della Tenuta, sin dal ‘700, è la famiglia Vivarelli-Colonna che ha iniziato a investirci in termini agricoli nel corso del ‘800. Una parte, però, molti decenni dopo, è stata scorporata e le ville che conteneva sono state messe in affitto o in vendita.
Accade così che nel 2008, alla Capriolo srl, l’impresa edile gestita da Luigi e Cristina Vivarelli-Colonna, bussa alla porta quell’uomo di religione e di affari. In quel periodo Decaminada gestisce il patrimonio della Congregazione e da più parti si parla di un buco tra i 300 e i 400 milioni di euro. Una voragine che mette in agitazione sia le banche creditrici sia (e soprattutto) i dipendenti delle varie strutture sanitarie. Milioni e milioni di euro di debito accumulati nel corso degli anni dai “Figli dell’Immacolata Concezione”, ma non dalla Punto Immobiliare, società che ha come principale azionista proprio Decaminada.
È proprio questa società che cinque anni fa ha preso contatti con la Capriolo srl di Magliano, interessandosi a Villa “Ombrellino”. Certo, non è difficile rimanere affascinati dalla villa: diciotto stanze su due piani per circa 380 metri quadrati di superficie, circondata da quello che si può definire un vero e proprio parco, esteso per quasi 23mila metri quadrati tra campi e prati. Il problema, per un comune mortale, sarebbe il prezzo, stimato per oltre il milione di euro. Ma non per Decaminada, che nonostante i gravi problemi economici che gravavano sulla Congregazione aveva la liquidità sufficiente per regalarsi la casa in campagna, nel cuore della Maremma.
I titolari della Capriolo srl chiusero l’affare, all’oscuro dei retroscena, e Villa Ombrellino passò di mano. Almeno fino a ieri, quando è arrivata la Guardia di finanza di Roma a mettere i sigilli alla magione, comprata secondo gli inquirenti con i fondi sottratti all’Idi.
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