Il Tirreno

Grosseto

«Un Polo di qualità, oppure si chiuda»

di Sara Landi
«Un Polo di qualità, oppure si chiuda»

La consigliera regionale Lucia Matergi: «Se si deve vivacchiare, meglio borse e aiuti per chi deve studiare altrove»

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GROSSETO. Il futuro del Polo universitario grossetano? Per Lucia Matergi, oggi consigliera regionale del Pd ed ex vicesindaco di Grosseto (tra le sue deleghe da assessore anche quella all’università), gli enti locali hanno di fronte solo due strade percorribili.

«Non è detto che tutto passi dall’università sotto casa da difendere e sostenere solo se, come ora avviene, ha valore in sé – osserva Lucia Matergi – Gli enti locali hanno due strade percorribili: la prima, più congeniale alla recente storia cittadina, consiste nel cercare soggetti finanziatori alternativi tali da fornire garanzia di continuità del livello qualitativo dei corsi di laurea; la seconda, più ingrata, orienta i contributi finora destinati al Polo universitario verso forme diversificate di sostegno allo studio post diploma, dalle borse di studio alle agevolazioni per trasporti o alloggi in altri atenei. Altre soluzioni reali non si intravedono, a meno di non ridurre un tema così complesso ad una questione di pura visibilità momentanea». O si cercano nuovi sponsor, in sostanza, o anziché sostenere economicamente l’“università sotto casa” si utilizzano quelle stesse risorse per sostenere il diritto allo studio di tutti gli studenti universitari grossetani fuori sede.

Matergi esorta anche al coraggio delle scelte, in nome della formazione d'eccellenza. «Grosseto – osserva - non ha bisogno di un’università che vivacchia degradandosi culturalmente e alimentando illusioni nei suoi studenti. Se questo è il futuro possibile occorre il coraggio delle scelte: i nostri giovani hanno diritto ad una formazione in crescita, le amministrazioni pubbliche hanno la responsabilità di assecondarne il percorso». Matergi pone anche il problema della sopravvivenza stessa del Polo senza i finanziamenti della Fondazione Monte dei Paschi. «Senza quelle risorse – osserva - i contributi economici pur importanti delle amministrazioni comunale e provinciale, insieme alla Camera di Commercio, non riuscirebbero a garantire al Polo la continuità di livello formativo, la qualità dei corsi, la possibilità di sperimentare percorsi di ricerca e innovazione, in altre parole la sopravvivenza». Riflessioni forti, destinate a far discutere, soprattutto visto che finora nessuno dei soci maggioritari del Polo (Comune, Provincia e Camera di Commercio) ha messo in discussione il ruolo strategico del mantenimento dell’università a Grosseto. «In questo momento non c’è solo un progetto culturale da tutelare – osserva da parte sua il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi – Quello che ci preme è salvare i posti di lavoro (i dipendenti del Polo attualmente in cassa integrazione sono 24, tra Grosseto e le sedi di Follonica e Orbetello, ndc). Per questo a breve ci confronteremo con tutte le parti in causa, compresi i rappresentanti sindacali. Bisogna mettere insieme tutte le energie ed è chiaro che dovremo poter contare su risorse non solo pubbliche». Quanto ai contributi del Comune di Grosseto al Polo resta fermo, ribadisce Bonifazi, l’impegno «di passare da 175mila a 200mila euro di finanziamento diretto, oltre a continuare a garantire la logistica mettendo a disposizione le sedi di via Ginori e dell’ex Gil». Altra priorità secondo il Comune è quella privilegiare la logica dell’offerta didattica di qualità. «Meglio fare poche cose – conclude Bonifazi – come i master e le Summer School ma farle per bene».

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