Il Tirreno

Grosseto

«Il Parco non uccida i daini»

La Lav sul contenimento della specie: si usino metodi non cruenti

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ALBERESE. Lav, Italia Nostra e coordinamento dei comitati ambientalisti hanno scritto ieri una lettera aperta al presidente del Parco regionale della Maremma Lucia Venturi.

Chiedono che il Parco, nonostante recenti indicazioni del comitato scientifico, rinunci a eradicare il daino. «Abbiamo apprezzato – scrivono Giacomo Bottinelli, Michele Scola e Mauro Leuci - l’impegno nel mettere in atto metodi non cruenti di contenimento degli ungulati con la sperimentazione di una struttura metallica (il cosiddetto bos, acronimo di boar operated system) che, attraverso delle esche, fornisce vaccini e contraccettivi ai cinghiali. Presto vorremmo conoscerne i risultati, l’esito. Non solo. Abbiamo apprezzato la notizia che i contenimenti di ungulati nel Parco della Maremma non sono terminati il 31 marzo, ma l’8 marzo, con 23 giorni di anticipo».

Poi, dopo gli elogi, la richiesta: «Per quanto riguarda l’indicazione del comitato scientifico dell’Ente Parco di ridurre la popolazione del daino, fino alla totale eradicazione, noi chiediamo che anche in questo caso vengano adottati metodi non cruenti. Se il daino è il principale responsabile della riduzione numerica del capriolo non si comprende perché non introdurre nel Parco quei caprioli che in molte aree della Provincia di Grosseto sono considerati in sovrannumero e sono oggetto di caccia di selezione con migliaia di capi abbattuti ogni anno. Noi riteniamo che se è stato commesso l’errore di introdurre specie non autoctone come il daino, l’uomo non possa commettere un secondo errore non adottando metodi ecologici per il loro contenimento. Inoltre riteniamo che il comitato scientifico, che opera nell’ambito della conservazione della natura, debba mantenere la popolazione del daino ad una densità accettabile senza l’uso di metodi cruenti e senza l’eradicazione totale, al fine di mantenere in equilibrio daini e caprioli».

La lettera indirizzata a Lucia Venturi si conclude con queste parole: «I parchi naturali dovrebbero essere dei santuari, con il divieto assoluto di uso delle armi da fuoco e non dei luoghi di caccia per pochi eletti o il luogo dove i cacciatori si riforniscono di animali vivi per le loro aziende faunistico venatorie. L’aspetto etico dovrebbe essere alla base di chi opera per la conservazione della natura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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