Il Tirreno

Grosseto

«I delfini muoiono per l’arsenico»

«I delfini muoiono per l’arsenico»

Beni Comuni all’attacco: «Troppi siti non bonificati a ridosso delle coste, la morìa causata dai veleni»

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GROSSETO. La moria dei cetacei potrebbe dipendere dall’inquinamento da arsenico di alcune aree della Maremma, che arriva fino al mare. Lo sostengono i Beni Comuni di Manciano, con una lettera scritta da Andrea Marciani.

«Riguardo alla moria dei cetacei sulle coste della toscana meridionale – scrivono – troviamo sorprendente che, nella ridda delle ipotesi messe in campo per spiegare tale moria, non compaia quella che potrebbe essere la più probabile: quella cioè, del pesante inquinamento da arsenico, mercurio ed antimonio che i nostri corsi d'acqua riversano in mare ogni anno, a seguito delle mancate bonifiche dei siti minerari del secolo scorso».

Parlano delle miniere di mercurio dell'Amiata, quelle di antimonio della Maremma meridionale, le miniere di ferro e pirite dell'Elba e dell'entroterra di Follonica, i fanghi rossi della Tioxide a Scarlino, la miniera di Fenice Capanne, ma anche la miniera del Furtei e i fanghi stoccati dall’Euroallumina davanti al mare sardo di Portoscuso. «Tutte miniere che all'atto della chiusura, invece di essere sottoposte a bonifica e monitoraggio sono spesso state usate come discariche, dei fanghi di lavorazione, quando non di altri inquinanti, provenienti a volte da altre regioni d'Italia. Il fiume Fiora, il torrente Tafone e Chiarone, poi L'Albegna, l'Osa, l'Ombrone, il Merse, con il loro carico di veleni quotidianamente riversati in mare, sono evidentemente oggetto di una rimozione collettiva, al punto che neanche il responsabile del settore mare dell'Arpat sembra ricordare gli elevati valori di metalli pesanti riscontrabili nei mari toscani. R iguardo poi le assicurazioni fornite dal ministero dell'ambiente sulla presunzione che le morti dei cetacei avvengono sulle coste prospicienti Sardegna e Sicilia, ci riteniamo assai poco rassicurati dal momento che alla semplice consultazione dell'Atlante delle correnti marine dell'istituto Idrografico della marina risulta evidente che le correnti tirreniche descrivano, soprattutto nei mesi invernali, un sistema di circolazione chiusa nel triangolo di mare tra la Sardegna, la Sicilia e la costa tirrenica continentale tra la Calabria e l'isola d'Elba».

I Beni Comuni Manciano, in accordo con il neo-nato gruppo Fai (Fondo Ambiente Italiano) di Manciano, hanno promosso nel febbraio scorso, un convegno sullo stato delle bonifiche nel sito minerario del Tafone.

«In quell'occasione abbiamo potuto apprendere dalla voce del prof. Riccobono dell'università di Siena e del prof. Mottana della Sapienza di Roma, l'ampiezza del danno riscontrato in quelle aree. Ai predetti inquinanti va aggiunto il tallio, un minerale particolarmente subdolo, con la sua forma atomica che lo fa somigliare al potassio: gli organismi vegetali, tratti in inganno, lo assorbono in grandi quantità, introducendolo nella catena alimentare. La lista delle nefaste conseguenze dello sfruttamento scriteriato delle risorse a detrimento dell'ambiente naturale sembra purtroppo allungarsi senza posa e non possiamo esimerci dal denunciarle, specie di fronte alla deregulation che il ministro Clini sta introducendo nel campo delle attività estrattive, a favore dei petrolieri».

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