Il Tirreno

Grosseto

Immigrazione clandestina Chiesto il processo per 15

di Pierluigi Sposato
Immigrazione clandestina Chiesto il processo per 15

Nel 2011 erano rimasti coinvolti nell’operazione Caccia dei carabinieri L’inchiesta era partita dalla denuncia di una giovane donna albanese

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GROSSETO. Pochi giorni ancora e la maxi inchiesta sul presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (l’operazione Caccia venuta alla luce nell’estate 2011 e condotta dai carabinieri) arriverà all’udienza preliminare.

Il pm Laura D’Amelio ha chiesto il rinvio a giudizio di 15 indagati sui 20 coinvolti inizialmente: per cinque di loro - e sono le impiegate della Prefettura - la Procura ha chiesto l’archiviazione. Sarà il dottor Sergio Compagnucci a occuparsi del caso nato dalla denuncia di una ragazza di nazionalità albanese che aveva dichiarato di essere stata minacciata: se non avesse fatto sesso, avrebbe perso il permesso di soggiorno. Violenze sessuali avvenute tra il 2009 e il 2010. E in quegli stessi mesi denaro (fino a 7.000-8.000 euro ma anche oltre 11mila) sarebbe stato chiesto in cambio dei documenti. Due filoni diversi, ma paralleli, per i quali sono risultate comunque centrali le intercettazioni. Italiani e stranieri tra le persone coinvolte.

Principale indagato è Marcello Moretti, già dipendente di Confesercenti, che avrebbe potuto contare su una dipendente in servizio, Chiara Chimienti («fondamentale supporto», aveva scritto il gip nell’ordinanza) e coinvolto Reno Kaja, cittadino albanese. Anche se non vi è dimostrazione del passaggio di denaro per ogni pratica rivolta al rilascio dei permessi di soggiorno, l’attività di Moretti veniva definita sospetta dal gip, che aveva a suo tempo disposto gli arresti domiciliari.

Un altro filone era quello che faceva capo a Paolo Palumbo e Muhammad Khan Irfan. Tutti questi cinque erano stati sottoposti a misura cautelare alla fine del maggio 2011. Adesso il pm ha chiesto il processo per loro ma anche per Drini Musaj e Petrit Rranja, albanesi, Hai Abdul e Manik Md, entrambi delBangladesh, Maria Palumbo (zia di Paolo) e Antonio Sanna, Adikari Chandrasekara, Mudiyanselage Abeykoon e Arachchil Wijesuriya (tutti e tre dello Sri Lanka), Larbi Morjana, marocchino.

Diversificata a seconda delle posizioni e comnque articolata la responsabilità che la Procura chiede di provare nei loro confronti. C’è chi si sarebbe prestato come datore di lavoro fittizio, chi avrebbe preso contatto con gli stranieri a caccia del permesso di soggiorno (in alcuni casi recandosi anche all’estero) e avrebbe riscosso la mazzetta o comunque avrebbe organizzato l’incasso.

Sono nove le parti offese indicate dal sostituto procuratore D’Amelio: la ragazza albanese che sarebbe stata minacciata (anche di un colpo di fucile in bocca) e costretta a subire la violenza sessuale ma anche gli imprenditori del settore turistico ed edile intestatari delle domande di assunzione e del tutto ignari della pratica inoltrata a suo nome. E ci sono anche gli stranieri che sarebbero rimasti vittime di estorsione quando si sarebbero viste chiedere del denaro oltre a quello già versato o di truffa quando sarebbe stato prospettato loro un posto di lavoro in Italia in cambio di denaro (in un caso anche 11.200 euro).

Moretti ha già pubblicamente dichiarato la sua estraneità a tutte le accuse che la Procura ha mosso nei suoi confronti. L’operazione aveva preso il nome di Caccia poiché nelle intercettazioni si parlava di parti di cinghiale che Moretti, cacciatore per passione, avrebbe portato a questo o a quel funzionario in determinati uffici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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