Il Tirreno

Grosseto

I volontari scoprono una seconda edicola a Montelaterone

di Fiora Bonelli
I volontari scoprono una seconda edicola a Montelaterone

Sorpresa durante le ricerche per quella della Madonnuccia sull’antico catasto ci sono un’altra costruzione e una fonte

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ARCIDOSSO. Il ripristino di un’edicola medievale scoperta sotto la roccaccia di Montelaterone e ripulita e ripristinata grazie all’opera di alcuni volontari arcidossini e montelateronesi continua a riservare delle sorprese.

Di edicole, infatti ce ne erano due e non soltanto una come si era sempre pensato. In particolare gli studiosi vogliono andare a fondo della loro ricerca e altri volontari assicurano il proprio contributo di braccia.

Anche l’amministrazione comunale non si tira indietro e ha fornito il materiale per il ripristino.

Specialmente Alessandro Bramerini fra i più attivi ricercatori sul campo, avverte: «In questi giorni stiamo approfondendo la ricerca sull’edicola medievale della Madonnuccia. Ieri sera con Marco Pastorelli (presidente del centro studi Lazzaretti, ndc), consultando il Catasto Leopoldino, con grande stupore abbiamo notato che nel 1822 erano esistenti in quell’incrocio di vie ben due edicole speculari (sono evidenziale in rosso sull’estratto catastale). Di una purtroppo non è rimasta più traccia. Di certo quel luogo doveva avere qualcosa di speciale per giustificare la presenza di due manufatti del genere. Abbiamo poi osservato che lungo l’antica strada che scendeva dal castello vi era una diramazione secondaria, chiamata al tempo via della Fonte. Questa mattina (ieri, ndc) attraverso un sopralluogo, siamo riusciti ad individuare la fonte in questione. Seppur piena di detriti all’interno è ottimamente conservata, vi scorre ancora l’acqua. Tutto attorno, ricoperti da una fitta vegetazione, sono presenti un’infinità di terrazzamenti che arrivano praticamente fino alla cima della collina. In passato gli uomini avevano sfruttato ogni angolo di terreno, con un immenso lavoro, per coltivare. Se riusciremo a ripulire e rendere percorribile il sentiero, potrà diventare una meta privilegiata per escursioni a piedi e a cavallo; qualcosa di simile si può ritrovare nel bosco di San Francesco ad Assisi».

Ma per pulire, non ci sono problemi. Andrea Pallari, che è un altro volontario accanito, afferma: «Io sapevo di quella fontina. Piano piano la strada si pulisce ormai è deciso e quando si e' deciso noi si fa».

Ma non basta. Bramerini avverte anche gli amministratori di tenere gli occhi aperti per altri restauri che stanno facendo: «Per il tetto della Madonnuccia sono state impiegate tegole d’epoca integrate con quelle recuperate in loco e calce naturale mischiata a calce antica di cinquecento anni, macinata e riutilizzata. A tal proposito colgo l’occasione per fare un appello all’assessore all’urbanistica ed amico, Pier Paolo Camporesi: nel rifacimento del muro dei Ferri, utilizzate in alternativa al pessimo cemento, prodotti di qualità tipo quelli della Linea Restauro Ex Novo della Fassa Bortolo o similari, il risultato è garantito. Stesso discorso per i lavori della zona dei Macellacci. Prestate attenzione alla scelta dei materiali. A Piancastagnaio c’è una ditta che lavora il peperino nostrano che è infinitamente più bello e appropriato al luogo».

I volontari non fanno giri di parole e spiegano; «È importante insomma che questo recupero diventi motivo di soddisfazione e non occasione di rammarico come avvenuto nei precedenti lavori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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