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Grosseto

Condannato per cinquanta ovuli di hashish

Condannato per cinquanta ovuli di hashish

Il gup non crede alla versione del consumo personale: 4 anni e 17mila euro di multa

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MARINA DI GROSSETO. All'avvocato aveva scritto dal carcere che quando i carabinieri che lo avevano arrestato nel centro di Marina di Grosseto, su un'Alfa 156 a bordo con la madre, il 31 marzo dell'anno scorso, quei 50 ovuli di hashish contenuti in un borsone da viaggio li aveva ricevuti in una bottiglia di coca cola in cambio di 2.000 euro, vinti anche a un torneo di poker on line. E che la maggior parte della droga era destinata al consumo personale e solo 20-30 grammi dei 570 sequestrati erano da spacciare. Ma il giudice dell'udienza preliminare Bilisari non ha ritenuto credibile la prevalenza del consumo personale e ha condannato con il rito abbreviato (sconto di un terzo sulla pena) Francesco Manganelli, 36 anni, a 4 anni e 17.400 euro di multa (praticamente aderendo in toto alle richieste del pm Ferraro), oltre che al pagamento delle spese di custodia in carcere. Manganelli è tornato libero con obblighi.

«Non vi è alcun dubbio, data la quantità della sostanza, le modalità del confezionamento e di custodia, l'assenza di una stabile occupazione, che la sostanza stupefacente fosse destinata prevalentemente, e non in minima parte come sostenuto dall'imputato, alla cessione a terzi», scrive il giudice nelle motivazioni. Mai dimostrata la vincita al poker e mai dimostrato nemmeno il percepimento di denaro per lavori saltuari, come dichiarato dallo stesso imputato nel corso del giudizio, quando la somma era stata corretta in 2.500 euro. «In una situazione così precaria dal punto di vista economico, la spesa di 2.500 euro si giustificava soltanto con l'intenzione di investire tale somma nella prospettiva di ricavare dei guadagni dalla successiva attività di spaccio», argomenta ancora il gup.

Finalità di spaccio che può essere desunta anche dal pericolo corso da Manganelli, che non aveva messo al sicuro la droga (un altro modesto quantitativo gli era stato sequestrato a casa) e non aveva portato con sé solo pochi grammi come in genere fanno i tossicodipendenti. Perché l'imputato si era dichiarato come tale in quella lettera, nella quale aveva anche specificato di aver acquistato la droga da un marocchino di nome Adil con il quale era entrato in tale confidenza da aver effettuato con lui un viaggio in Spagna.

Il giudice non riconosce le attenuanti speciali perché Manganelli non avrebbe fornito alcun tipo di collaborazione e perché Adil potrebbe essere un nome inventato. Riconosce invece quelle generiche, visto l'atteggiamento tenuto dal primo interrogatorio. Purtroppo, i precedenti (come lo spaccio di eroina in un furgone - periodo 2007-2008) pesano sulla pena: nonostante il monito delle condanne precedenti, c'è la prova di una «accentuata colpevolezza e pericolosità del reo».

Pierluigi Sposato

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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