Il Tirreno

Grosseto

Ancora attacchi alle greggi, è rivolta

di Guido Fiorini
Ancora attacchi alle greggi, è rivolta

Allevatori sul piede di guerra per i lupi o i canidi. Manini: «Stanno mettendo in ginocchio l’unica vera economia montana»

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MANCIANO. Ancora attacchi dei lupi alle greggi. O di canidi incrociati con i lupi. O di cani semplicemente inselvatichiti e tornati allo stado brado.

Agli allevatori, a dire il vero, poco importa a quale razza siano riconducibili gli esemplari dei branchi che, spesso di notte ma ormai anche di giorno, decimano i loro animali. Gli attacchi ormai sono quasi quotidiani.

Perché le pecore, in Maremma la maggior parte sono tenute per il latte e non per la carne, la nostra provincia è la principale produttrice di Pecorino Toscano Dop, sono la principale fonte di reddito di centinaia di famiglie. Insomma, rappresentano un’economia, forse l’unica che resiste sul monte Amiata, dove le alternative alla pastorizia non sono poi così tante.

L’ultimo attacco, nel fine settimana di Pasqua, è toccato a Virgilio Manini, proprietario di un allevamento nella zona di Saturnia. Lui è un appassionato del suo lavoro, uno che si è battuto per il riconoscimento della dop per l’agnello dell’Italia centrale. È grazie a lui che, anche in quest’ultima Pasqua, sono arrivati sulle nostre tavole agnelli “nostrani” e non importati, a basso costo ma anche di bassa qualità, dall’Ungheria e da altri paesi dell’est.

E al di là dell’attacco di domenica pomeriggio, i lupi/canidi hanno sgozzato quattro delle sue pecore, Manini denuncia una situazione ormai insostenibile, particolarmente pesante in un momento in cui anche la crisi generale morde parecchio.

Un’azienda dopo l’altra sta chiudendo e i costi e la burocrazia legati agli attacchi dei predatori, dal valore delle pecore uccise, alla diminuzione del latte nelle altre perché terrorizzate, al prezzo dello smaltimento in discarica delle carcasse, contribuiscono parecchio a spingere i pastori a riportare i registri dei capi, cessare l’attività e cercare qualche altra occupazione. Naturalmente lasciando la montagna e quindi smettendo di curare un territorio che, senza la presenza dell’uomo, è sempre più a rischio.

«Stavolta è toccato a me - ci dice sconsolato Manini –. Ma nei giorni scorsi erano stati colpiti altri miei colleghi. Il fenomeno, va detto, è anche difficilmente quantificabile, perché la burocrazia e i costi legati allo smaltimento delle carcasse spinge gli allevatori a rinunciare al miraggio di un rimborso che tanto non arriva quasi mai e quindi a non denunciare più l’accaduto. Scavano una buca in terra e seppelliscono le carcasse. A conti fatti, ci guadagnano».

Le regole, però, direbbero altro. Andrebbe fatta una denuncia per ogni capo ucciso.

«Lo so bene, ma i conti non tornano più. Non abbiamo rimborsi dalla Regione e, al di là del costo vivo delle pecore uccise, dobbiamo prima chiamare il servizio veterinario dell’Asl, poi occuparci dello smaltimento delle carcasse. Chi è socio del Caseificio di Manciano ha un servizio dedicato, ormai se ne occupano loro, e spende circa 30 centesimi al kg, quindi dai 15 ai 18 euro per una pecora. Chi non è socio, visto che il camion che le carica arriva spesso da lontano, arriva anche a pagare 2-300 euro a pecora. Non è sostenibile per molte aziende, qui si sta mettendo in ginocchio un’intera economia».

Quindi cosa farete?

«Abbiamo appuntamento per giovedì (domani, ndr) con il sindaco di Manciano, Marco Galli. Andremo a rappresentargli il nostro disagio, portandogli i numeri dei danni e delle aziende che stanno chiudendo. Credo che anche lui abbia a cuore l’economia del suo Comune, ci auguriamo che intervenga. Del resto la presenza dei pastori è garanzia di tutela del territorio. Noi teniamo in ordine i nostri pascoli, dalle recinzioni, ai muretti, alla pulizia dei corsi d’acqua. Ed è bene chiarire che le nostre pecore vivono e crescono libere. Sono stanco di sentire gli attacchi degli animalisti che ci invitano a “ricoverarle” e ci fanno passare come dei criminali. Di notte lo facciamo, ma gli attacchi ci sono anche di giorno. Preferiscono forse che le alleviamo chiuse in gabbia? Non credo proprio».

@guifiorini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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