Proteste
Ancora attacchi alle greggi, è rivolta
Allevatori sul piede di guerra per i lupi o i canidi: «Stanno mettendo in ginocchio l’unica vera economia montana»
Ancora attacchi dei lupi alle greggi. O di canidi incrociati con i lupi. O di cani semplicemente inselvatichiti e tornati allo stado brado. L’ultimo attacco, nel fine settimana di Pasqua, è toccato a Virgilio Manini, proprietario di un allevamento nella zona di Saturnia. Lui è un appassionato del suo lavoro, uno che si è battuto per il riconoscimento della dop per l’agnello dell’Italia centrale. È grazie a lui che, anche in quest’ultima Pasqua, sono arrivati sulle nostre tavole agnelli “nostrani” e non importati, a basso costo ma anche di bassa qualità, dall’Ungheria e da altri paesi dell’est. E al di là dell’attacco di domenica pomeriggio, i lupi/canidi hanno sgozzato quattro delle sue pecore, Manini denuncia una situazione ormai insostenibile, particolarmente pesante in un momento in cui anche la crisi generale morde parecchio. Un’azienda dopo l’altra sta chiudendo e i costi e la burocrazia legati agli attacchi dei predatori, dal valore delle pecore uccise, alla diminuzione del latte nelle altre perché terrorizzate, al prezzo dello smaltimento in discarica delle carcasse, contribuiscono parecchio a spingere i pastori a riportare i registri dei capi, cessare l’attività e cercare qualche altra occupazione. Naturalmente lasciando la montagna e quindi smettendo di curare un territorio che, senza la presenza dell’uomo, è sempre più a rischio. «Stavolta è toccato a me - ci dice sconsolato Manini –. Ma nei giorni scorsi erano stati colpiti altri miei colleghi».
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