Trasporti
«Rubacchiato qualche metro»
Ex Rama a Campagnatico, il giudice respinge l’ipotesi del piano diabolico per l’abuso edilizio
CAMPAGNATICO. «L’unico quadro possibile è quello non già del piano diabolico, ordito da un’associazione illecita tra professionista e funzionario, studio di fatto (Serafini-Racioppi) in cerca di futuri complici nei futuri acquirenti-committenti ma di una tradizione, banalissima, violazione da parte dei consueti soggetti operanti nell’edilizia (committenti e tecnici) durante l’esecuzione di quanto concessionato, al fine di “rubacchiare” qualche metro, qualche volume che poi probabilmente secondo prassi ormai consolidae si sarebbe cercato di sanare in corso d’opera. Intento che al di là delle pie intenzioni non si è poi concretizzato in una reale sanatoria».
È così, secondo il giudice Puliatti, che deve essere inquadrato l’abuso edilizio relativo all’ex garage Rama di Campagnatico, uno degli immobili messi sotto sequestro in passato (in questo caso alla fine del gennaio 2008) dalla guardia di finanza nell’inchiesta “Amici Miei”. Un abuso ritenuto di entità inferiore a quella indicata dalla Procura che aveva chiesto l’affermazione della responsabilità penale per tutti per la totale difformità del permesso a costruire (la sentenza ravvisa solo una parziale difformità) e per i quali sono stati condannati con benefici il committente Graziano Bombaci, l’esecutore delle opere Pasquale Bombaci (entrambi 8.000 euro di ammenda) e il direttore dei lavori Roberto Serafini (12.000), con demolizione.
Assolto invece Lorenzo Racioppi (il fatto non costituisce reato). E assolto con le medesime motivazioni di un analogo procedimento penale, che aveva ravvisato «perlomeno un conflitto di interessi», perché Racioppi era contemporaneamente il «controllore» perché lavorava in Comune ma lavorava nello studio del «controllato», cioè Serafini. Anche in questo caso, vi sarebbe stato un contrasto di prove. Ricordiamo che pochi giorni prima del sequestro Racioppi e Serafini erano stati arrestati per alcune ore (e per altra vicenda).
Nelle motivazioni del procedimento ex Rama, depositate da qualche settimana, il giudice ripercorre la storia di quel garage, demolito, e della palazzina sorta al suo posto. Un perito aveva concluso che i lavori erano stati attivati con titoli legittimi e che le irregolarità (innalzamento del garage) potevano essere sanate: sarebbe stato meglio presentare una variante al piano di fabbricazione prima di demolire il capannone, ma se pure il titolo sarebbe stato inefficace ai fini del mantenimento della volumetria, non era certamente illegittimo. Mentre il pm Pizza aveva contestato tali conclusioni (l’accusa sosteneva tra l’altro difformità macroscopiche con la realizzazione di un piano in più), il giudice le dichiara condivisibili: «l’aumento della volumetria è sicuramente contenuto e l’altezza finale è comunque compatibile con i parametri di legge; le restanti variazioni sono comunque sanabili», anche se nessuna sanatoria era intervenuta. La concessione del 2001 era «sicuramente arbitraria» (per la conservazione della volumetria) ma regolare per la demolizione. Su quella del 2005 ci sarebbe invece da discutere.
Pierluigi Sposato
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