La manifestazione
«Ho votato M5S perché il Pd ha deluso»
Marco Vergari, ex dirigente, spiega la sua svolta e i motivi per i quali i politici a ogni livello hanno sbagliato tutto
GROSSETO. Marco Vergari non è un ex militante qualsiasi del Partito demcratico. No. Marco Vergari per anni è stato il Pd; uno dei volti-spot del partito. Segretario a Batignano, impegnato in Cgil (ora ha lasciato anche la tessera del sindacato), figura di primo piano nel volontariato, grande capacità di aggregazione e mobilitazione.
Poi oltre tre anni fa, di colpo, l’uscita di scena dalla politica, dal partito. «Ero stanco, disamorato, senza speranze. Il Pd mi ha deluso e quello che è successo ai dirigenti, agli amministratori, ai ‘fenomeni’ della politica nazionale e locale, è meritato. Sono distanti dalla gente, pensano solo a sopravvivere, a mantenere il potere, con rare eccezioni. Io lo dicevo 4 anni fa, lo ripeto adesso. Ci vuole un big bang, una rivoluzione, un evento spartiacque, per ripartire con nuove fondamenta. Ad ogni livello».
Per chi ha votato alle Politiche?
«Ho votato M5S. Per protesta. Perché mi fa piacere che ci siano anche in Parlamento dei guardiani, dei controllori motivati. Da loro mi aspetto ciò che il ‘mio’ Pd avrebbe dovuto fare senza bisogno di arrivare a questo punto».
Cioè?
«Il cambiamento. L’esempio».
Perché ha lasciato il Pd?
«Ci vorrebbero due pagine di giornale per raccontare tutti i rospi che ho dovuto ingoiare. Alle direzioni, alle assemblee, alzavo la mano, parlavo per 10 minuti della necessità di dare l’esempio, noi per primi, rinunciando alle indennità, riducendo i carrozzoni, destinando denari che arricchivano compagni già ricchi ad associazioni che ne avevano bisogno vero; dicevo che gli esorbitanti finanziamenti al partito rappresentavano un’onta, una vergogna. Che i parlamentari e gli amministratori dovevano farsi da parte dopo due mandati. Che certe palesi compromissioni con il mondo dell’economia non erano molto diverse dal conflitto d’interessi di Berlusconi. E intorno a me notavo i sorrisini, le battute sotto-voce. Nomi? Per esempio Massimo Alessandri. Lui primario, io poco più che operaio… “Questo è scemo” – pensavano».
Lei era e resta di sinistra?
«Ma ci mancherebbe. Io sono sempre lo stesso. Probabilmente il mio problema è che sto più a sinistra del Pd… Proprio come 30-20-10 anni fa parteggio anche oggi per gli ultimi; nei limiti delle mie possibilità cerco di aiutare chi è in difficoltà. Mal sopporto la presunzione, l’arroganza, l’approfitto».
L’episodio che più l’ha disgustato.
«Mi ricordo una cena per la Fondazione Il Sole al campo sportivo di Batignano. Era il 2007 o il 2008. Ci mettemmo un mese a organizzarla insieme a tante altre persone, volontari, donne soprattutto. Riuscì benissimo. Prodotti quasi tutti regalati da aziende locali. Una bella lotteria. Alzammo 12 mila euro. A fine serata mi si avvicina una persona - il nome non lo faccio per rispetto – e mi dice (era serio): ‘Marco, iniziative così vanno fatte ma per finanziare il partito…’. All’epoca c’erano i Ds. Rimasi senza parole».
Oggi qual è la cosa che più le fa rabbia?
«Negli ultimi tempi mi è capitato di incontrare alcune persone che quattro o cinque anni fa stavano al vertice del Pd grossetano. Tipo Marzio Scheggi, che considero un amico. Ecco, ora mi danno ragione. E questo mi fa rabbia, non mi dà affatto soddisfazione. Gli 8 punti di Bersani contengono i 5 punti di Vergari, snocciolati tante volte a Batignano o in Federazione. E non è una battuta… Per Bersani, tuttavia, è tardi. Io spero che trovi una maggioranza, faccia quelle riforme indispensabili a rimettere in carreggiata il Paese e poi, umilmente, sparisca. Ma ne dubito. Il Pd continua a mandare in tv e considerare risorse la Bindi, la Turco. Cosa mi devo aspettare?”»
Renzi le piace?
«Piacere è una parola grossa. Diciamo che me l’hanno fatto diventare più simpatico per il modo in cui l’hanno trattato. Comunque per un progetto di governo può essere meglio di Bersani. Ma il Pd, tanto per cambiare, l’ha capito in ritardo…».
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