Il Tirreno

Grosseto

Primo anniversario senza don Enzo Greco

di Michele Nannini
Primo anniversario senza don Enzo Greco

La chiesa di San Leopoldo festeggia 175 anni dalla costruzione voluta dal Granduca di Toscana

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FOLLONICA. Un secolo e tre quarti di vita. Per la città di Follonica il 2013 coincide con il 175° anniversario della costruzione della chiesa di San Leopoldo, da sempre considerato il cuore attorno al quale si sono sviluppate tutte le attività economiche dal XIX secolo fino ai giorni nostri. Sul campanile della chiesa si legge ancora adesso la data, 1838, che segnò la consacrazione dell’edificio di culto, cerimonia per la quale il 10 maggio di quell’anno arrivò a Follonica direttamente Leopoldo II di Lorena assieme alla granduchessa Maria Antonia, evento mirabilmente ricordato ogni anno dalla manifestazione in costume “Follos”.

Raccontare San Leopoldo significa raccontare la nascita di Follonica stessa, fino ad allora poco più di un agglomerato, che subì il primo sviluppo urbanistico nel 1834 subito dopo la costruzione delle “Reali ed Imperiali Fonderie”. Proprio la volontà di Leopoldo II di fare di Follonica il simbolo della propria illuminata attività di governo diede il là al definitivo sviluppo del centro ed alla costruzione della chiesa in una zona che, narrano i racconti dell’epoca, il granduca in persona scelse fra i molti spazi disponibili. E San Leopoldo ha rappresentato in pratica l’inizio dell’architettura del ferro nella Toscana dell’ottocento, uno dei primi esempi nel quale si fondono l’ingegno, la maestria e l’arte fusoria in rapido sviluppo nel granducato. La firma sulla chiesa di San Leopoldo, classico edificio di culto di struttura neoclassica a croce latina, è dell’architetto ed ingegnere fiorentino Alessandro Manetti, uno dei massimi esperti del rinnovamento tecnologico neoclassico toscano, che avviò la costruzione dell’opera nel 1836. Dell’architetto Carlo Reishammer, genero e collaboratore stretto di Manetti, sono invece le decorazioni del pronao, il confessionale ed il pulpito. San Leopoldo vanta ancora un primato visto che è stata considerata la prima chiesa italiana realizzata con elementi decorativi in ghisa, prodotti manco a dirlo dagli abili maestri fusori impiegati nelle vicine fonderie. Particolarmente interessanti i fregi in ghisa e le opere in marmo realizzate dallo scultore Lorenzo Nencini, seguace di Antonio Canova, mentre risalenti all’inizio del secolo scorso sono le decorazioni parietali dell’architetto neogotico Giuseppe Castellucci. Le opere conservate a San Leopoldo rappresentano comunque un piccolo patrimonio: oltre ai manufatti del Nencini (il tabernacolo, il San Giovanni Battista) da ricordare la madonna Ilvania (per molto tempo attribuita addirittura alla scuola donatelliana) ed il crocefisso in legno nella cappellina. Chi a Follonica è nato e vive tutt’ora non può che avere un rapporto profondo con San Leopoldo, considerato più di ogni altra architettura il vero simbolo della città. Tanto che fu proprio lo spirito di conservazione della memoria di tanti follonichesi dell’epoca che negli anni ’80 favorì l’opera di profondo restauro della chiesa, compiuto dalla Sovrintendenza per i Beni Artistici ed Architettonici di Siena su spinta proprio del comitato parrocchiale. Nel 1991 la chiesa è stata dichiarata monumento di interesse nazionale e nel 1988 per il 150° anniversario di San Leopoldo, la città ricordò con un anno intero di festeggiamenti il traguardo con la consegna di migliaia di fogli di battesimo ai follonichesi dell’epoca, iniziativa magistralmente guidata da don Enzo Greco, scomparso pochi mesi fa e che meriterebbe davvero un ricordo indelebile per la sua instancabile opera. Senza di lui, San Leopoldo e la città di Follonica non sarebbero quello che sono diventati.

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