Il Tirreno

Grosseto

Evasione dell’Ici Il Comune “avvisa” curia e ministero

di Emilio Guariglia
Evasione dell’Ici Il Comune “avvisa” curia e ministero

Inviti a pagare per Seminario vescovile, Difesa e aziende Ma fioccano i ricorsi e si va tutti in Commissione tributaria

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GROSSETO. Quando è questione di sopravvivenza, si sa, non si guarda in faccia a nessuno. Il Comune di Grosseto non fa eccezione: le casse pubbliche soffocate da tagli statali e patto di stabilità sono allo stremo, e allora ecco la caccia all’ultimo spicciolo.

Da una parte si risparmia su ogni voce aggredibile (è di ieri la decisione di ridurre anche le spese per giornali e fotocopie), dall’altra si va a battere cassa dovunque si intravveda un potenziale debitore. Chiunque esso sia, perché in questa poderosa “raschiata sul fondo del barile” è impossibile distinguere tra figli e figliastri: che sia un semplice cittadino o la Curia, che sia una grande azienda o lo Stato, il conto lo si presenta a tutti. E siccome il morso della crisi afferra i polpacci dell’intera collettività, inevitabilmente le controparti resistono. Nessuno di questi tempi ha piacere, o possibilità, di pagare e dunque si arriva a “contenziosi” fino a qualche anno fa difficili anche solo da immaginare, in cui l’amministrazione comunale si trova sul fronte opposto _ per esempio _ a quello del Ministero della Difesa o della Chiesa cattolica.

Questo emerge da una delibera di giunta comunale della settimana scorsa. Esplicito il titolo (“Contenzioso in materia di Ici avanti alla Commissione tributaria provinciale di Grosseto - Anni 2006, 2007, 2008, 2009”), il resto è il lungo elenco di una trentina di soggetti che _ dopo aver ricevuto dal Comune l’avviso di accertamento sull’imposta _ hanno deciso di fare ricorso perché convinti di non dover saldare il conto richiesto. Il Comune invece è certo del suo diritto, dunque a sua volta replica resistendo in giudizio. La parola passa dunque alla Commissione tributaria che ascoltate le parti deciderà se, chi e quanto ciascuno dovrà pagare.

Tra i tanti “nomi” della lista spiccano, come detto, il Ministero della Difesa e il Seminario vescovile. Il primo è chiamato in causa per l’Ici relativa agli anni di imposta 2007 e 2008. A quanto sembra l’oggetto del contendere, in questo caso, è piuttosto corposo perché riguarda la “posizione ai fini fiscali” dei cosiddetti alloggi di servizio dell’Aeronautica militare. La richiesta alla Curia si riferisce invece al triennio 2006-2008, e si incentra probabilmente sull’utilizzo (“profit” o “non profit”) degli alloggi del Seminario vescovile.

In entrambi i casi si profilano complesse discussioni in punta di diritto, fermo restando che di questi tempi né lo Stato né la Chiesa – proprio come il Comune _ navigano nell’oro.

Così come non è certo stagione di vacche grasse per le molte aziende, alcune anche molto grandi e conosciute, che resistono all’intimazione di pagamento: nell’elenco figurano “colossi” come Latte Maremma, Olma, Le Chiantigiane, le cooperative agricole di San Rocco e del Raspollino, la Cantina “I Vini di Maremma” al Cristo.

Quale sia l’ammontare complessivo del “gruzzolo conteso” la delibera non lo specifica, ma non si tratta di poca cosa, sicuramente una fetta tutt’altro che trascurabile di quel “tesoretto” (circa 2 milioni di euro) recuperato dall’Ufficio Tributi del Comune attraverso la lunga e minuziosa ricognizione sui presunti crediti tributari _ in particolare proprio sull’Ici, ma anche su Tarsu e Tosap _ mai riscossi nel quinquennio 2006-2010.

L’unica certezza, per ora, è che nessuna delle parti in causa intende arrendersi. Anche perché fosse pure questione da poche migliaia di euro, con l’aria che tira per tutti è questione di sopravvivenza.

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