Il Tirreno

Grosseto

Pasquetta, 25 Aprile e 1º Maggio: la festa non è al supermarket

di Maurizio Bernardini
Pasquetta, 25 Aprile e 1º Maggio: la festa non è al supermarket

La grande distribuzione (quasi) compatta: negozi aperti Eccezione Unicoop, i sindacati invitano allo sciopero

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GROSSETO. «Speriamo che il Signore ci guardi e che almeno ci faccia fare metà giornata di riposo!»: è tutto in questa frase dal sapore tutt’altro che sacro il disappunto di chi si trova a dover lavorare anche per Pasquetta, Liberazione e Primo maggio.

La battuta esce fuori dalla bocca della dipendente di un supermercato. Uno dei tanti (vedi tabella a lato, ndc) cui abbiamo dato un colpo di telefono per sapere se terrà alzate le saracinesche durante le tre giornate segnate in rosso sul calendario.

La liberalizzazione degli orari imposta dal decreto Salva Italia e recepita (obtorto collo) dalla Regione lo consente, ma non tutte le aziende la pensano allo stesso modo. E soprattutto non tutti i dipendenti sono d’accordo. Lo sanno bene i sindacati (Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs, ndc) che hanno proclamato lo sciopero dei lavoratori per tutte e tre le giornate in questione: «Chiediamo il rispetto del significato e del valore sociale delle festività di Pasqua, 25 aprile e Primo maggio».

Le parti sociali, infatti, sono state da sempre contrarie a quella che è percepita una liberalizzazione selvaggia. Uno stato delle cose che non ha portato, dicono, «nessun beneficio all’occupazione e nessun aumento dei consumi, ma solo aumentato la precarietà e l’assenza di ogni regola minima di concertazione sulla programmazione delle aperture e degli orari di lavoro».

I sindacati tornano così a chiedere che venga riorganizzato il tutto, demandando ai territori «la definizione di un modello sostenibile di commercio, per città più vivibili, all’insegna della cultura e non del solo consumo». Resta però da considerare che lo sciopero è un’assenza giustificata, ma non retribuita e questo pesa sulle scelte dei dipendenti.

Comunque quella dei sindacati non è una battaglia isolata. Anche le associazioni di categoria sono contrarie alla liberalizzazione senza freni. A cominciare dalla Confesercenti, che da qualche tempo ha avviato “Libera la domenica”, una petizione ad hoc _ ancora in corso e apprezzata dai sindacati _ che ha trovato nelle diocesi un autorevole alleato. E sull’argomento ha corretto il tiro anche l’altra associazione di negozianti, la Confcommercio: qualche eccezione meritano le località turistiche, ma «se qualche anno fa la liberalizzazione era auspicabile _ dice il presidente, Filippo Lombardelli _ oggi non possiamo più permettercela».

Eppure la linea tracciata dalla grande e media distribuzione è, per molti versi, differente: il centro commerciale Aurelia Antica, l’unico shopping center attivo in città in attesa del superstore Unicoop del Commendone, terrà le serrande alzate, come sempre. E lo farà per tutte e tre le giornate in questione. Insomma, altro che festa della Liberazione, a vincere sarà la liberalizzazione: «Resteremo aperti – dice Paolo Degli Innocenti, direttore Conad _ per dare un servizio a turisti e cittadini. Abbiamo tre chiusure all’anno: Natale, Capodanno e Pasqua. Per noi la domenica è divenuta un giorno importante anche sotto il profilo degli incassi. Questo significa che il cliente apprezza il servizio». Stesso discorso per molti altri.

Chi resiste? Pochi: molte realtà devono ancora avere disposizioni in merito, ma la tendenza è chiara. Si distingue Unicoop Tirreno che salva sia la festa della Liberazione che quella dei Lavoratori. E per Pasquetta tutti fuori Porta, «Felici di avere un lavoro e _ dice qualcuno _ felici di avere dei diritti».

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