Finanza
Lamioni resta per altri 5 anni
Camera di Commercio, acclamato all’unanimità dal consiglio camerale
GROSSETO. Come era nelle previsioni, Giovanni Lamioni resterà per altri 5 anni alla guida della Camera di commercio.
Per altri cinque anni o «fino a quando le motivazioni e l'entusiasmo resteranno gli stessi con cui ho affrontato i primi quattro anni di questo impegno», ha detto facendo capire che la fatica del primo mandato è stata grande e quella che sarà richiesta nel secondo non potrà essere da meno, considerata anche la crisi.
Lamioni è stato acclamato all'unanimità dal nuovo consiglio camerale. «Quattro anni fa – ricorda – fu lo stesso, ma fu una scelta a scatola chiusa, oggi – aggiunge – fa oltremodo piacere perché lo leggo come un apprezzamento del lavoro che è stato fatto in questi anni». Il presidente della Camera di commercio sottolinea che oggi gli enti camerali hanno assunto un ruolo centrale, «forse anche a causa di un vuoto lasciato da altri», in ogni caso «non c'è partita – dice – che non ci abbia visto e non ci veda prendere posizione con coraggio e anche con risorse che, spesso, andiamo a reperire fuori dal nostro bilancio».
Lamioni ricorda che nel 2012, dal fondo perequativo, che è l'unico costituito da risorse pubbliche, la Camera di commercio di Grosseto ha ottenuto circa 900mila euro, «siamo stati l'ente con più riconoscimenti – dice – tra le 105 Camere di commercio d'Italia», e tra i progetti riconosciuti, anche e soprattutto il Maremma Wine and Food Shire.
Inoltre Lamioni ricorda che sono stati mantenuti tutti gli impegni, compreso quello per il polo universitario, anche se lo stanziamento è stato ridotto a 100mila euro, per destinare, invece, circa 250mila euro a un piano di promozione della zona di Albinia.
Sul polo universitario, però, Lamioni non nasconde il proprio rammarico. «Non fosse per chi ci lavora, e non fosse perché si tratta di una porta che una volta chiusa sarà difficile riaprire – dice – per me quell'esperienza potrebbe considerarsi conclusa».
Il presidente della Camera di commercio promette di mettere nei prossimi 5 anni lo stesso entusiasmo e la stessa passione che ha messo nel precedente mandato «perché – dice – le cose le so fare solo così – dice – e se mi accorgessi che passione e entusiasmo vendono meno, allora sarebbe il momento si lasciare spazio a qualcun altro».
A preoccupare c'è anche un certo distacco che si manifesta da Firenze nei confronti della Maremma. Per Lamioni la Regione non è matrigna, ha fatto e sta facendo molto, ma resta «miope», incapace di vedere nella Maremma un territorio che, probabilmente unico in Toscana, ha prospettive di sviluppo futuro.
E così pare davvero strano che contemporaneamente al Wine and Food Shire, a Firenze si organizzi Wine Town, così come sembra strano che si guardi con diffidenza, da Firenze, all'idea di un “brand Maremma”.
«Viene visto come un non diritto, ma – spiega Lamioni – noi che non abbiamo una città d'arte come possiamo fare, se non promuovendo un marchio Maremma, a affermare la mostra specificità, pur sapendo che ci muoviamo nell'ambito della Toscana?». Ma preoccupa, Lamioni, anche il clima che, ultimamente, si respira anche tra le imprese. «Preferirei – dice 36mila imprese arrabbiate, invece che questo clima di rassegnazione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
