Il Tirreno

Grosseto

Inps nel caos, travolto dal boom di Cig

di Elisabetta Giorgi

Troppe richieste di cassa integrazione, troppe proteste e stipendi non pagati. E gli uffici: «Siamo in difficoltà anche noi»

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GROSSETO. Non solo le aziende e i lavoratori. Anche l’Inps di Grosseto è travolto dal boom di richieste per la cassa integrazione in deroga. Centinaia di stipendi, in Maremma, sono bloccati da gennaio. Difficile al momento quantificare i numeri esatti: quel che è certo è che moltissimi lavoratori non riscuotono anche da tre mesi, che i sindacati scalpitano e lo stesso ente nazionale di previdenza sociale, sempre più nel caos, ammette di essere in “panne” e di non poter erogare quel che non è “erogabile”, ovvero le situazioni per le quali mancano i decreti ministeriali relativi alle singole aziende interessate dalla Cig.

«Siamo in difficoltà», ammette scrollando le spalle la direttrice dell’Inps di Grosseto, Serenella Lensi, accanto ai colelghi Andrea Ginanneschi e Luca Pedretti. Il loro ente, tra l’altro, soffre esso stesso del blocco del turn over: niente assunzioni, neppure al posto dei pensionamenti. E uffici impazziti - anche soffrendo per il disagio sociale - nel gestire l’enorme mole di pratiche legate agli ammortizzatori sociali.

A fronte dell’impennata di casse integrazioni, letteralmente esplose negli ultimi tempi, il problema è la scarsità di liquidità statale, ovvero la disponibilità di un plafond che sia realmente proporzionato alla disastrosa situazione di fatto. Alla fine l’Inps - che è solo l’ultimo anello della catena che materialmente deve liquidare gli stipendi - non è che l’ultimo referente delle proteste.

I numeri, divulgati dal sindacato il mese scorso, parlano chiaro: nell’ultimo biennio in provincia di Grosseto l’aumento di Cig sfiora il 300% della cassa integrazione in deroga rispetto ai due anni precedenti. Una cifra pazzesca, che colloca la provincia maremmana al top di una classifica nera che surclassa altre province. Sono momenti difficili: la cassa cresce ogni ora che passa, i tempi burocratici non aiutano e i “rifinanziamenti” statali si dimostrano insufficienti a coprire le richieste esistenti o quelle sempre nuove in arrivo. Poche le certezze di fondi statali anche per il futuro. «Io non ricevo lo stipendio da gennaio», dice una 37enne di Grosseto, lavoratrice a tempo indeterminato in un’azienda maremmana. Da alcuni mesi è “a zero ore”, ovvero non è più pagata dall’azienda mentre dovrebbe ricevere soldi regionali dall’Inps. «Ma neppure l’Inps mi paga - lamenta lei - Così mi ritrovo a casa, e non vedo un quattrino né dal mio lavoro, né dagli ammortizzatori sociali. Sono andata a protestare in via Trento e mi hanno spiegato che la situazione è difficile: loro stessi aspettano il nullaosta da Regione e ministero». Non è l’unica cittadina a essersi rivolta all’Inps. Subissato di richieste, l’ufficio grossetano riceve ogni giorno centinaia di persone (anche 400) per motivi vari. File di persone che vengono a chiedere informazioni, protestano, chiedono conto su Cig e Cud. E l’ufficio ammette di essere in difficoltà. «Le risorse - dice la Lensi - sono insufficienti, ma noi possiamo liquidare solo le casse integrazioni “decretate”, ovvero quelle per le quali il ministero ha spedito i “decreti”, azienda per azienda, dando il via libera ai pagamenti in base alle liquidità. Poi da parte nostra l’iter è sbrigato subito, nel giro di 10 giorni. Dove esiste questo decreto, noi liquidiamo». La situazione è tale: ad oggi l’Inps è in pari per il 2012, eccetto per due aziende che non hanno fornito tutta la documentazione. Ben diversa la situazione del 2013. «A partire dal 15 marzo abbiamo avuto il via libera dal ministero per procedere con le Cig per l’anno corrente. In base alle liquidità abbiamo potuto liquidare - per l’anno in corso - tutte le situazioni già “decretate”». Ma solo quelle: al momento sono stati pagati gennaio e febbraio. Moltissime restano sono le casse integrazioni in deroga in sospeso e da pagare da gennaio a oggi, che non hanno il via libera dal ministero e di cui l’Inps non ha i dati, ma solo cognizione quando arrivano i “decreti” statali che autorizzano i pagamenti, o quando la gente va a protestare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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