Attenzione
Quattro condanne per l’abuso edilizio
Dieci mesi ai Bagnoli padre e figlio, a un dentista tedesco abitante a Roma e all’esecutore materiale del fabbricato
MONTE ARGENTARIO. C'era anche l'indicazione "piscina" tra gli appunti sequestrati dal corpo forestale dello stato tra la casa e lo studio di un dentista romano interessato alla realizzazione di un manufatto abusivo scoperto alla vigilia del Natale 2008 in località Aquilone di Porto Ercole. E' stato questo uno degli elementi che il viceprocuratore onorario Alberto Bancalà ha portato in aula nel processo per abusi edilizi e illeciti paesaggistici contestato a 8 imputati. Un processo che ha visto la condanna di quattro di loro. Il giudice della sezione distaccata di Orbetello, Andrea Stramenga, ha riconosciuto colpevoli Michael Schmitz, dentista tedesco con studio a Roma, imputato in qualità di proprietario del terreno e committente delle opere; Pietro Cerretani, abitante a Orbetello, esecutore materiale del manufatto ritenuto abusivo (diviso in due locali, platea in cemento armato e parquet grezzo - all'epoca 13 metri per 7); Roberto e Azelio Bagnoli, padre e figlio abitanti a Porto Ercole, titolari della Bagnoli snc esecutrice dei lavori e il secondo progettista e direttore dei lavori di fatto (oltre che conosciuto perché un tempo vicesindaco). Per tutti, 10 mesi e 15 giorni, con ordine di ripristino entro 90 giorni dal passaggio in giudicato per il beneficio della sospensione.
Assolti, invece, per non aver commesso il fatto, Eliseo Coli, Michele Trillocco e Luca Coli, tutti di Monte Argentario, il primo amministratore unico della Cobal, gli altri due dipendenti, imputati in qualità di esecutori delle opere; Giacinto Carcagnolo, di Palermo, amministratore unico della Belvedere srl affittuaria del fondo e committente dei lavori. Anche loro imputati per l'abuso e per l'esecuzione dell'opera in area di notevole interesse e sottoposta a vincolo. Per questi ultimi non sussiste «la prova certa della loro partecipazione alla commissione degli illeciti in concorso con gli altri imputati».
Erano stati proprio Trillocco, Cerretani e Luca Coli a essere sorpresi dalla forestale (alla vista degli agenti erano fuggiti nella macchia) che si era mossa anche sulla base di un rilevamento aereo. In Comune, risultava solo una richiesta per la realizzazione di una recinzione. Nel febbraio 2009 erano scattate le perquisizioni ordinate dal pm Pizza, a Monte Argentario ma anche Roma e Palermo. Da Schmitz erano saltati fuori un preventivo per un immobile da 80 metri quadrati, appunti su una eventuale piscina da realizzare insieme ad altri interventi, attestazioni di acconti per i Bagnoli, file su computer. Altri documenti e agende vennero sequestrati da Bagnoli e alla ditta Coli.
Chiare, secondo le motivazioni del giudice, le responsabilità di Schmitz, nonostante che questi nel giugno 2008 avesse ceduto in affitto il terreno alla Belvedere: era comunque il committente dell'opera abusiva. I Bagnoli, poi, «hanno fornito un contributo rilevante alla realizzazione del fabbricato». Cerretani «ha svolto il compito di uomo di fiducia sul posto di Schmitz, che non a caso gli aveva consegnato le chiavi di accesso all'immobile». Colpevoli dell'abuso edilizio ma anche di aver messo «effettivamente in pericolo il paesaggio», perché non può nemmeno essere invocata l'ignoranza dell'esistenza del vincolo (avrebbero dovuto informarsi).
Deboli invece gli elementi contro gli altri imputati, assolti in nome del principio «in dubio, pro reo». Per Carcagnolo, solo un "Saluti Carcagnolo" in una planimetria e l'intestazione come destinatario di un documento di trasporto per 5 finestre in legno «il cui acquisto potrebbe essere intervenuto anche in una fase successiva alla realizzazione dell'opera». Anche per Eliseo Coli e i due dipendenti, l'intervento «ha avuto verosimilmente luogo dopo che le opere principali erano state realizzate e le attività dagli stessi eseguite non richiedono di per sé la presentazione di Dia o il rilascio di autorizzazioni». Secondo Eliseo, erano stati fermati dalla forestale «il primo giorno in cui si erano recati sul posto e si sarebbero limitati a montare i vetri sulle finestre e gli infissi forniti da Cobal ma materialmente installati da altri».
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