Il Tirreno

Grosseto

Frecciabianca, un coro di proteste

di Matteo Baccellini
Frecciabianca, un coro di proteste

Taglio dei 6 treni, depositata l’interrogazione al ministro da 11 deputati Pd. Fare Grosseto pensa di raccogliere firme

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. La soppressione dei sei Frecciabianca lungo la linea Tirrenica, con la deviazione su Firenze dei convogli dell’alta velocità, ha scatenato le inevitabili proteste di viaggiatori, associazioni e soprattutto parlamentari. Che si erano già mossi e ieri hanno fatto un ulteriore passo avanti. Ieri mattina è stata depositata l'interrogazione al ministro dei trasporti con prima firmataria Silvia Velo, cofirmata da Luca Sani e altri 9 parlamentari di Pd e Sel della costa (Carrozza, Fontanelli, Gelli, Manciulli, Mariani, Nardella, Nardi, Nicchi e Rocchi).

«Su questa partita - commenta l'onorevole Pd Luca Sani - non abbiamo alcuna intenzione di cedere, perché è inaccettabile sguarnire la linea tirrenica dei treni che garantiscono una mobilità veloce e non inquinante a lavoratori e studenti pendolari, oltre che un servizio a chi viaggia per affari o per turismo». Intanto c’è da capire da quando arriveranno i tagli: per i pendolari i primi due a saltare (i treni 9762 e 9765) sparirebbero già da metà aprile, per l’azienda invece non prima di giugno. Un mistero destinato a essere svelato a breve.

«Trenitalia sopprime così tutti i collegamenti "veloci" tra Genova, Pisa, Roma e Grosseto, vitali per i numerosi pendolari (studenti e lavoratori) diretti a nord o a sud per motivi di studio o lavoro, e per le destinazioni turistiche della Maremma, del Promontorio dell'Argentario, e delle isole; i pendolini di cui si prevede la soppressione sono infatti gli unici mezzi in grado di viaggiare da Grosseto a Livorno in soli 50 minuti, e in un'ora e 4 minuti da Grosseto a Pisa, garantendo un collegamento rapido - due ore e mezzo - tra Pisa e la capitale», si legge nell’interrogazione.

Oltre tutto i sei pendolini (costruiti con materiale Etr 460) erano stati introdotti da Trenitalia a Livorno a dicembre 2011. «Stiamo ancora pagando lo sciagurato smantellamento del servizio pubblico portato avanti negli ultimi cinque anni, prima da Berlusconi e poi da Monti - dice l’onorevole Gelli - Trenitalia - è un'azienda pubblica che non può applicare la logica del "libero mercato", soprattutto quando opera di fatto in regime di monopolio».

Anche Fare Grosseto lancia l’appello agli onorevoli Sani e Faenzi, proponendo anche una raccolta firme di protesta. «Prendano una posizione - dice l’associazione - sono puramente economiche le motivazioni che determinano la soppression. In queste decisioni ci sono la qualità della vita di chi è costretto a recarsi a lavoro o all'università tutti i giorni e per quanto riguarda tutto il sistema produttivo del nostro territorio. Così si rischia di isolare completamente la Maremma».

Altri servizi a pag. 7

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa