Il dolore
Frecciabianca, un coro di proteste
Taglio dei 6 treni, depositata l’interrogazione al ministro da 11 deputati Pd. Fare Grosseto pensa di raccogliere firme
GROSSETO. La soppressione dei sei Frecciabianca lungo la linea Tirrenica, con la deviazione su Firenze dei convogli dell’alta velocità, ha scatenato le inevitabili proteste di viaggiatori, associazioni e soprattutto parlamentari. Che si erano già mossi e ieri hanno fatto un ulteriore passo avanti. Ieri mattina è stata depositata l'interrogazione al ministro dei trasporti con prima firmataria Silvia Velo, cofirmata da Luca Sani e altri 9 parlamentari di Pd e Sel della costa (Carrozza, Fontanelli, Gelli, Manciulli, Mariani, Nardella, Nardi, Nicchi e Rocchi).
«Su questa partita - commenta l'onorevole Pd Luca Sani - non abbiamo alcuna intenzione di cedere, perché è inaccettabile sguarnire la linea tirrenica dei treni che garantiscono una mobilità veloce e non inquinante a lavoratori e studenti pendolari, oltre che un servizio a chi viaggia per affari o per turismo». Intanto c’è da capire da quando arriveranno i tagli: per i pendolari i primi due a saltare (i treni 9762 e 9765) sparirebbero già da metà aprile, per l’azienda invece non prima di giugno. Un mistero destinato a essere svelato a breve.
«Trenitalia sopprime così tutti i collegamenti "veloci" tra Genova, Pisa, Roma e Grosseto, vitali per i numerosi pendolari (studenti e lavoratori) diretti a nord o a sud per motivi di studio o lavoro, e per le destinazioni turistiche della Maremma, del Promontorio dell'Argentario, e delle isole; i pendolini di cui si prevede la soppressione sono infatti gli unici mezzi in grado di viaggiare da Grosseto a Livorno in soli 50 minuti, e in un'ora e 4 minuti da Grosseto a Pisa, garantendo un collegamento rapido - due ore e mezzo - tra Pisa e la capitale», si legge nell’interrogazione.
Oltre tutto i sei pendolini (costruiti con materiale Etr 460) erano stati introdotti da Trenitalia a Livorno a dicembre 2011. «Stiamo ancora pagando lo sciagurato smantellamento del servizio pubblico portato avanti negli ultimi cinque anni, prima da Berlusconi e poi da Monti - dice l’onorevole Gelli - Trenitalia - è un'azienda pubblica che non può applicare la logica del "libero mercato", soprattutto quando opera di fatto in regime di monopolio».
Anche Fare Grosseto lancia l’appello agli onorevoli Sani e Faenzi, proponendo anche una raccolta firme di protesta. «Prendano una posizione - dice l’associazione - sono puramente economiche le motivazioni che determinano la soppression. In queste decisioni ci sono la qualità della vita di chi è costretto a recarsi a lavoro o all'università tutti i giorni e per quanto riguarda tutto il sistema produttivo del nostro territorio. Così si rischia di isolare completamente la Maremma».
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