Il dolore
«Matteo non merita l’ergastolo»
La difesa ha presentato appello e chiede una nuova perizia. «Fatti gravi ma le attenuanti possono essere concesse»
GROSSETO. Attenuanti sì o attenuanti no? La partita - delicatissima - si gioca ancora una volta sul riconoscimento di elementi a discarico dell'omicida. Dall'ergastolo, la pena massima, inflitta in primo grado senza la minima scusante, a una condanna più mite, che consenta di tenere acceso il lumicino della speranza. La difesa di Matteo Gorelli, 21 anni compiuti a gennaio, ha presentato il 18 scorso appello contro la condanna all'ergastolo pronunciata il 7 dicembre dal gup Marco Bilisari con il rito abbreviato per l'omicidio dell'appuntato Antonio Santarelli (avvenuto quasi un anno dopo l'aggressione), il tentato omicidio del collega carabiniere Antonio Marino, la resistenza, la rapina, la guida in stato di ebbrezza. Chiedendo alla Corte di assise di appello anche di procedere a una nuova perizia psichiatrica, se sarà ritenuto necessario.
Gli avvocati Paolo Francesco Giambrone e Luca Tafi (si è aggiunto adesso anche Lorenzo Zilletti, di Firenze) hanno messo nero su bianco in 128 pagine i motivi di appello, sui quali hanno iniziato a lavorare già prima del deposito delle motivazioni. «Non abbiamo mai messo in dubbio la gravità dei fatti - sintetizza Giambrone - Ma vogliamo invitare a riconsiderare gli aspetti contraddittori emersi nella perizia e nella sentenza».
Nuova perizia. La difesa punta a legare il disturbo border line di cui Matteo soffre con i fatti avvenuti quel 25 aprile 2011, al posto di blocco a San Martino di Manciano. Un disturbo riconosciuto dal perito Romano Fabbrizzi ma che lo specialista nominato dal giudice non vede connesso con l'aggressione mortale al posto di blocco. Conclusioni che inducono il giudice a ritenere Gorelli pienamente capace di intendere e volere. La difesa nota delle contraddizioni nelle parole del neuropsichiatra, dopo la relazione in aula del 12 ottobre scorso. «Lo stesso Fabbrizzi ha detto che quello di Gorelli non è stato un semplice disturbo della crescita che può capitare a tanti giovani - argomentano i legali - E' stata una vera e propria tragedia, con tutto ciò che a Matteo è accaduto dai 16 anni di età. E lo specialista spiega che un vizio parziale derivante dal disturbo boder line potrebbe essere collegato alle motivazioni del gesto. Almeno per il volere. Così abbiamo rinnovato la richiesta già presentata in primo grado di un abbreviato condizionato a una nuova perizia o comunque a un approfondimento, sulla base di quanto sostenuto dai nostri consulenti Niccheri Gineprai e Maggiorelli. Un nuovo accertamento, da affidare anche a un collegio, per stabilire se questo nesso esiste. Se non un'incapacità totale, almeno parziale».
Il comportamento. Giambrone ricostruisce: «E' stata inflitta la pena perpetua a un ragazzo che all'epoca era appena 19enne, che ha intrapreso un percorso di sincera e comprovata resipiscenza sotto tutti gli aspetti importanti. Ha confessato, ha reso una confessione piena, senza indulgere su di sé. Non solo: ha dato indicazioni su di sé ma anche sulle responsabilità degli altri. Anzi, ha rivelato particolari che senza il suo contributo non sarebbero mai stati portati alla luce. Lo stesso Bilisari riconosce validità probatoria alle sue parole».
Confessione tardiva? Il giudice scrive che questa arrivò non il giorno dopo l'arresto ma a distanza di mesi. «Il 26 aprile Matteo si avvalse della facoltà di non rispondere all'interrogatorio di garanzia, è vero - spiega a questo proposito Giambrone - Ma esercitò un suo diritto. E comunque parlò nella prima occasione, quando il 1° luglio venne sentito dai pm. E rispose a tutto» .
Le attenuanti. I difensori notano che il pm Giuseppe Coniglio in udienza si dimostrò favorevole alla concessione delle attenuanti generiche, proprio sulla base della confessione piena e della giovanissima età: «Sentenze della Cassazione - dice a questo proposito il legale - confermano la possibilità di concedere le attenuanti in casi come questo. E teniamo in considerazione anche il fatto che la maturazione di Matteo era rallentata dal disturbo border line. Al di là della incapacità di intendere e di volere, le attenuanti consentono di non infliggere l'ergastolo».
Pentimento e risarcimento. «Il pentimento è sincero, va valutato come tale. E così stando le cose, risulta scemata la capacità di delinquere. Lo stesso Bilisari gli aveva concesso gli arresti domiciliari in comunità ben prima della sentenza, confermati del resto al momento della condanna: cosa che non era affatto scontata», dice l'avvocato Giambrone. E aggiunge: «Al risarcimento, pur se parziale, non abbiamo mai dato risalto anche se se ne è parlato nel processo. Sarà anche una goccia nell'oceano, come scrive il giudice, la somma offerta (30mila euro, ndr): ma a soli 19 anni, senza aver mai lavorato, quale capacità di risarcimento si può avere? Ecco, chiediamo che i giudici di appello valutino ciò che si è tentato di fare».
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