Il dolore
Il parroco sta male, Via Crucis a rischio
Don Zecca ha preso la bronchite e da giorni fatica a celebrare la Messa. «Purtroppo siamo rimasti pochi sacerdoti»
CASTEL DEL PIANO. Sarà un virus a cancellare una secolare processione? A Castel del Piano il parroco don Giovanni Zecca prende una brutta influenza e vanno in crisi molte delle consuete manifestazioni pasquali, compresa, appunto, la secolare processione del venerdì santo. L’evento delle festività pasquali più noto e atteso dell’anno, è in forse: «Decido giorno per giorno - afferma Don Giovanni - ho preso una bruttissima bronchite e sono solo a dover tirare avanti le numerose iniziative e i riti della settimana santa. Sto facendo il possibile, ma le forze sono quelle che sono. Devo stare a letto perché a stare in piedi non ce la faccio proprio. Oggi arriverà anche mia sorella per assistermi». La notizia dello stato di salute del parroco era stato lui stesso a diffonderla, facendo appendere sulle porte di alcune chiese cittadine un foglio, in cui spiegava il suo stato di salute e in cui annunciava che alcuni dei cerimoniali consueti per la Pasqua sarebbero potuti saltare. Ma quello che più preme alla popolazione è la processione del venerdì sera, una sorta di sacra rappresentazione della via Crucis, quando vengono fatte uscire dalla chiesa della propositura le statue secentesche della Madonna, Maria Maddalena, Maria di Cleofa e San Giovanni che sfilano, sostenute dai rappresentanti delle compagnie laicali, dietro a Gesù morto che poi, una volta esposto in chiesa, sarà baciato dai fedeli.
Una tradizione antichissima, di origine secentesca, come attestano documenti di archivio e come testimonia la fattura delle statue che ne sono protagoniste. Una processione oltre che religiosa, anche “civile”, tanto che, come da tempo immemorabile, vi partecipa ufficialmente anche il sindaco e tutto il governo cittadino, la filarmonica, le contrade paesane, le associazioni e l’intero popolo.
Nel corso del tempo, la spettacolare processione ha subito varie modifiche: come il percorso, che una volta si snodava in tutti i vicoli del centro storico ed oggi, invece, segue un itinerario più ristretto e che varia di anno in anno. O come l’eliminazione delle file dei bambini che aprivano il corteo tenendo in mano delle bandierine dove erano scritte le sette parole di Gesù Cristo morente sulla croce e, soprattutto, la scomparsa del prezioso baldacchino che un tempo ricopriva la bara del Gesù morto, baldacchino che, pare, abbia delle difficoltà ad uscire dalla porta di chiesa per le sue dimensioni. A prescindere da questo, non ci sono nemmeno altri sacerdoti, come sembra, che possono sostituire don Giovanni Zecca nei suoi compiti: «Purtroppo - spiega il parroco di Castel del Piano - siamo ridotti in pochi noi sacerdoti. Don Franco Serri, parroco di Arcidosso è ricoverato in ospedale e dunque i due giovani sacerdoti Don Emanuele e don Adrian devono sostituirlo. Don Celestino, che è in pensione, ma che mi sta dando una grossa mano, è malato anche lui. Siamo 4 sacerdoti, Don Marco, Don Emanuele, Don Adrian ed io, e dobbiamo coprire un vastissimo territorio che va da Castiglion d’Orcia, il Vivo, Seggiano e su fino a Castel del Piano, Arcidosso, Montegiovi, Montelaterone. Non ci sono aiuti veri e propri che possono supplire il parroco in tutto e per tutto. Io stesso, sebbene stessi male, ho celebrato la messa domenica scorsa per la benedizione dell’ulivo, e in chiesa mi hanno dovuto aiutare per arrivare in fondo».
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