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«Tutto fermo da troppo tempo» La marcia a bordo del trattore

«Tutto fermo da troppo tempo» La marcia a bordo del trattore

Il maxicorteo dei commercianti che ieri hanno sfilato lungo l’Aurelia con auto e furgoni C’è chi ha perduto il panificio, chi non ha potuto riaprire la profumeria. «Non abbiamo più niente»

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ALBINIA. Silvia è appena salita al volo su un camioncino che sta per imboccare l’Aurelia, pronto a unirsi al resto del corteo. «Vedi in quella direzione? – dice indicando verso la zona di Albinia che da sull’entroterra – C’era il rimessaggio di roulotte di mio padre». C’era, perché adesso non c’è più. Se lo è portato via l’alluvione, insieme a tutte le altre piccole attività e negozi che affollavano la frazione orbetellana. «Oggi viviamo con la paura, chiedendoci “questo possiamo farlo o no?”, “possiamo aprire di nuovo o no?”» continua Silvia.

Il fango che ricopre Albinia è ancora molto profondo e dentro non ci sono immersi solamente i timori degli agricoltori e delle aziende. Ce ne sono anche altri, come quelli dei piccoli privati, che in una sola ondata si sono visti portare via casa e negozio.

«Ci siamo dovuti affidare di nuovo a mutui e prestiti». Scavando bene infatti ci si accorge che il fango è più profondo di quanto appaia agli occhi.

Patrizia e Claudia avevano due negozi ad Albinia: un panificio la prima e una profumeria la seconda. Avevano, perché ora non ci sono più.

«Le prime banche a cui ci siamo rivolte ci hanno chiesto tassi d’interessi che non saremo mai state in grado di pagare – raccontano – Poi altre ci hanno offerto una linea di accesso facilitata al credito, ma fissando la restituzione del prestito al 2014. Come possiamo restituire i soldi se non lavoriamo?». Alla fine hanno trovato un accordo il credito cooperativo e sono riuscite ad ottenere un mutuo. Ma l’aria rarefatta è ancora un miraggio. Claudia la sua profumeria ancora non è riuscita ad aprirla. «Aspetto – spiega – A ottobre mi erano arrivati tutti i prodotti per il Natale, ma sono andati perduti».

Patrizia invece il panificio lo ha riaperto da poco, ma a Magliano. Perché il fango ad Albinia fa mancare il fiato. «I proprietari dei fondi hanno aumentato l’affitto per potersi rifare dei danni – spiega – È ovvio che non possiamo pagarli però, visto che siamo chiusi. In molti hanno disdetto i loro contratti per questo motivo». Non tutti i proprietari dei fondi però hanno seguito questo esempio. «Molti ci hanno dato una mano a ripartire» sottolineano Patrizia e Claudia.

Scaviamo, ancora di più, perché nel fango per la gente di Albinia c’è finito anche lo Stato e non solo per i ritardi ai finanziamenti. «Qui è tutto fermo – continua Silvia ben salda al camioncino – Abbiamo chiesto che i lavori per le opere pubbliche, per la messa in sicurezza degli argini, fossero fatti da professionisti della zona, in modo da far ripartire l’economia. Geometri, ingegneri, aziende: ma niente. Tutti gli appalti sono finiti fuori dalla provincia».

Fuori dal fango, poi, ci sono i timori per il futuro. Il progetto presentato dalla Regione infatti non convince l’associazione Vita e buona fetta della popolazione. Per questo le parti, tra cui c’è un dialogo costruttivo, si ritroveranno per discutere sulle carte. «I soldi sono pochi, occorre spenderli bene – dicono dall’associazione – L’intervento più importante comunque è l’escavazione dell’Albegna, che non viene fatta da 35 anni: ripulendo il letto, il fiume dovrebbe riuscire a contenere circa 200mila metri cubi d’acqua in più». Perché non succeda di nuovo una tragedia simile. Perché il fango non torni mai più a ricoprire Albinia.

Alfredo Faetti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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