Il Tirreno

Grosseto

RIPENSAMENTO TARDIVO, POCO CREDIBILE

Il dibattito che si è aperto nel Pd locale è un fatto positivo, perché per la prima volta i suoi dirigenti riconoscono pubblicamente che l’emorragia di voti, evidente già alle amministrative del...

3 MINUTI DI LETTURA





Il dibattito che si è aperto nel Pd locale è un fatto positivo, perché per la prima volta i suoi dirigenti riconoscono pubblicamente che l’emorragia di voti, evidente già alle amministrative del 2011, non si è arrestata, ma, anzi, approfondita. Stupisce, però, che a lanciare l’allarme siano quanti, in questi anni, non hanno voluto ammettere i problemi né ascoltare le voci fuori dal coro. Gli stessi che hanno portato il Pd locale a questa situazione oggi, improvvisamente, sono diventati i paladini del rinnovamento: nulla di male se si trattasse di un ripensamento sincero, ma non sembrano essercene i presupposti. Innanzitutto, perché nessuno si è assunto la responsabilità in prima persona, facendo un passo indietro: finché si continuerà a non pagare per le scelte sbagliate, sarà difficile che la politica possa cambiare. Poi perché ancora una volta il cambiamento viene gestito tra fazioni, e non dal basso, tra la gente: quanti hanno scritto sui giornali in questi giorni sono gli stessi che continuano a convocare cene di corrente per organizzare la scalata al partito. Ma un partito non sarà mai nuovo se non sono nuovi i metodi che usa: finché saranno in pochi, e sempre i soliti, a decidere al chiuso di una stanza, il rinnovamento resterà un miraggio. La carta delle facce nuove è già stata sprecata e stavolta non servirà sostituire qualche nome negli organismi per diventare credibili. Né potrà più funzionare parlare di idee, rimaste sempre sulla carta. Si tratta, piuttosto, di ripartire dall’etica pubblica e dal rispetto delle regole: chi ha fatto una battaglia su questo sin dagli inizi ne ha pagato le conseguenze con l’emarginazione politica. E ora non può che risuonare come una beffa sentire invocare la discontinuità da parte di chi ha blindato il partito con l’apparato ex-Ds e ex-Margherita. Così come il richiamo alla competenza arriva tardivo per quanti hanno sempre chiesto che merito e capacità fossero alla base di ogni nomina pubblica. La risposta del Pd è stata, nel migliore dei casi, l’ironia sul termine curriculum, se non l’arroganza di continuare a nominare sulla base di criteri lontani dalla competenza. Ora a tanti dirigenti locali non servirà riciclarsi dietro la bandiera di questo o quel leader nazionale: la vera battaglia è qui. È sul territorio che bisogna essere capaci del cambiamento, in prima persona e non per delega da altri. Tanti, invece, preferiscono lavorare dietro le quinte, per paura di subire ritorsioni. Quello che è mancato e che serve è il coraggio che solo la libertà personale da condizionamenti può dare. È vero, le battaglie vanno fatte anche da dentro, ma quale è il limite oltre il quale la pazienza comincia a diventare complicità? Per questo, tra chi scrive queste righe ci sono persone che si sono dimesse da incarichi di partito proprio per rimarcare la distanza da un certo modo di fare politica. E lo hanno fatto in tempi non sospetti, prima del voto, e non dopo, senza fare rumore. Abbiamo preferito tornare alla cosiddetta società civile, perché anche da lì si può fare un buon lavoro per la politica, in attesa che tutti i partiti tornino all’altezza del loro ruolo costituzionale. Speriamo che sia presto.

Paola Caporossi

Loretta Fazzi

Aldo Vigilucci

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web