Il Tirreno

Grosseto

«Niente asfaltatura, siamo in Italia per vedere il Papa»

di Pierluigi Sposato

Si difendono i cinque stranieri arrestati per truffa Ma il giudice non crede loro e li mette in carcere

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CAPALBIO. «Siamo in Italia per vacanza: per vedere il nuovo Papa e la nave Concordia». Ma sono stati ritenuti non credibili dal giudice Marco Bilisari gli stranieri arrestati per la cosidetta “truffa dell’asfalto”, un’associazione per delinquere (così è stata qualificata l’accusa) finalizzata a fornire lavori di asfaltatura a prezzi competitivi ma con qualità scadente.

Sul fatto che avessero due auto - una Renault Megane e una Volvo - nulla da eccepire. Ma il rullo per comprimere l’asfalto e il camion Man non hanno convinto il gip sulle finalità di villeggiatura del quintetto, arrestato venerdì dell’altra settimana dai carabinieri di Pescia Romana. Arresto convalidato e carcere per gli irlandesi Robbie Quilligan, 36 anni, Simon Quilligan, 36 anni, e il figlio John Quilligan, 19 anni, per il romeno Pavel Vizitiu, 34 anni, e il lituano Andrius Jurgila, 40 anni (l’unico che si è avvalso della facoltà di non parlare), nonostante che i difensori (Calvisi, Schonenberg, Lottini e Lombardi) abbiano eccepito sulla flagranza dell’arresto e sulla qualità del reato: il giudice ha respinto l’ipotesi del mero inadempimento contrattuale per i tre episodi avvenuti in un’azienda agricola di Orbetello (3.000 euro per l’asfaltatura di 500 metri quadrati), nel piazzale di un supermercato di Borgo Carige (2.000 euro) e in quello di un campeggio di Capalbio (mille euro di acconto su un totale concordato di 3.500). Le testimonianze raccolte, inoltre, smentirebbero quanto dichiarato da uno dei tre irlandesi: questi ha detto di non aver mai proposto l’asfaltatura a chicchessia. In un caso, chi si era presentato aveva proposto di scaricare semplicemente il materiale, finendo invece poi per asfaltare il terreno.

Secondo il giudice, è indizio di attività criminale il fatto che gli stranieri avessero anche rappresentato una ipotetica urgenza di realizzare l’opera paventando l’immediata partenza per il nord Italia. Contro Jurgila vi sarebbero delle fatture, ritenute false, intestate a una società a lui riconducibile. E’ vero che il lituano non ha risposto ma il legame tra lui e gli irlandesi risiederebbe nel fatto che la famiglia di Jurgila viva proprio in Irlanda. E non conta che Vizitiu sia giunto in Italia solo il mercoledì precedente: questo aspetto non basterebbe ad escludere la partecipazione al sodalizio.

Impossibile rimettere in libertà il quintetto, secondo il giudice, perché vi sarebbero degli indizi di pericolosità, derivanti dalla disponibilità dei mezzi e dall’apertura di un conto corrente su cui versare gli assegni ricevuti in pagamento dei lavori. Ma vi sarebbe anche la possibilità di fuga: Jurgila ha dichiarato di vivere in alberghi, Quilligan in campeggio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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