Sicurezza
Mare grosso, e un’azienda va “alla deriva”
Rifiuti ingombranti in Feniglia: qualcuno pensava al cantiere Concordia. Era una vasca per l’itticoltura
FENIGLIA. Una passeggiata domenicale sulla spiaggia che diventa occasione di anomale scoperte. Succede nel litorale ovest della costa basso maremmana, più precisamente in prossimità del secondo chilometro della lingua di terra della Feniglia, la striscia di sabbia orbetellana che congiunge, nei suoi sei chilometri, il porto di Cala Galera alla spiaggia di Ansedonia.
Quello che gli amanti del trekking sulla battigia si sono trovati di fronte è stata una grande struttura circolare, composta da due anelli sovrapposti di tubature, adagiata sul bagnasciuga. Una prima occhiata e il pensiero è corso subito al cantiere installato all’isola del Giglio per rimuovere la nave Concordia, dato il mare grosso dei giorni scorsi e i colori che richiamavano il relitto. È bastata però una chiamata al locale ufficio circondariale marittimo del capoluogo lagunare per svelare l’arcano: quell’ingombrante rifiuto del mare altro non era se non una vasca per l’itticoltura staccatasi dallo specchio acqueo antistante la vicina Cala Galera, portata sul bagnasciuga dall’impetuoso scirocco di sabato. La vasca galleggiante era stata installata in mare aperto a seguito di un progetto di ricerca della Regione Toscana e Arpat per definire l’impatto ambientale delle gabbie di allevamento off shore.
L’impianto, oltre a prevedere un primo anello galleggiante – quello arrivato ieri in Feniglia - è provvisto di un’altra analoga parte che rimane sommersa. Non è ancora dato sapere se all’interno delle vasche fossero presenti pesci e quale sia l'eventuale perdita di specie ittiche allevate. Nonostante gli studi e collaudi sulla resistenza meccanica delle due vasche, anche stavolta il vento e le correnti hanno avuto il sopravvento sull'esperienza umana.
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