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il caso

Il telegramma? Non sempre arriva

«Indirizzo incompleto», ma il mittente ci aveva abitato per anni

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GROSSETO. Un telegramma? Nell’era degli sms non è il mezzo più veloce e nemmeno quello più sicuro per far arrivare in tempo utile i messaggi. In modo particolare se si tratta di condoglianze.

Se ne è accorto un grossetano di origini partenopee, Nicola Schiavone, che qualche giorno fa ha inviato dalla nostra città, a nome di tutti i componenti della sua famiglia, un telegramma destinato a un amico che aveva avuto un lutto e che risiede a Napoli. Ha scritto un breve testo (22 parole), ha seguito la procedura, ha pagato quello che c’era da pagare (e tra l’altro si tratta di 6,75 euro) e ha atteso il tradizionale cenno di riscontro che l’amico avrebbe senza dubbio inviato al suo messaggio. Una tradizione, specie al sud, mandare un telegramma in casi come questo. Invece, qualche giorno più tardi (una settimana per la precisione) ha trovato nella cassetta una busta di Poste Italiane, contenente una lettera di comunicazione proveniente da Napoli Soccavo, il centro di distribuzione della posta. «Siamo spiacenti di comunicare che il telegramma non è stato consegnato perché l’indirizzo risulta insufficiente», recitava la lettera. Schiavone ha guardato e riguardato testo e indirizzo del proprio telegramma ma non ha riscontrato nulla di anormale: nome, cognome, via, numero civico e cap. «Quell’indirizzo lo conosco a memoria - dice Schiavone - Ci abitavo io! Vuole che non mi ricordi l’indirizzo? Purtroppo non ci ho fatto una bella figura: quella famiglia ci teneva e ci tenevo anche io. Non mi è rimasto che inoltrare reclamo ma ormai l’occasione è persa».(p.s.)

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