Attenzione
Niente semina nei campi Rischio di sanzioni beffa
La Provincia chiede ad Artea di non comminarle a seguito delle grandi piogge Il presidente Marras: «Un’altra emergenza per i produttori e molte aziende»
GROSSETO. Piove sul bagnato per gli agricoltori grossetani. Come se non bastasse l’economia al palo, il credito inaccessibile, gli ungulati in spropositato sovrannumero, i danni ingenti del passato rimborsati tardi e in minima parte. Le precipitazioni intense e persistenti che, a partire dall'autunno, quasi senza pause, stanno rendendo la Maremma un acquitrino, non hanno permesso agli agricoltori, soprattutto nella zona sud della provincia, di stare dentro agli obblighi dei Regolamenti Cee per quanto riguarda le semine autunno-vernine, con danni ingenti sia per le prossime raccolte di cereali che per quanto concerne erbai e foraggi.
Per questo motivo la Provincia di Grosseto, nei giorni scorsi, ha chiesto ad Artea - l’Agenzia regionale Toscana per le erogazioni in agricoltura, che svolge le funzioni di organismo pagatore per la liquidazione dei fondi europei - di non applicare le sanzioni previste in caso di mancato rispetto dei parametri comunitari. «Sono state le associazioni di categoria del mondo agricolo, le associazioni dei produttori e molte aziende, singolarmente – spiega il presidente della Provincia Leonardo Marras - a segnalarci questa ulteriore emergenza. In pratica si è registrata e si registra l’impossibilità materiale di procedere alle semine nella tempistica fisiologica prevista per le essenze vegetali (cereali autunno vernini, erbai autunnali). Così è stata attivata una serie di sopralluoghi sul territorio per valutare attentamente la portata delle situazioni di difficoltà. Ebbene, è stato verificato che sussistono le condizioni per una deroga agli obblighi previsti dall’Ue, misure (il cosiddetto ‘articolo 68’) che, per le colture annuali, riguardano alcuni settori, mentre per l'avvicendamento biennale l'agricoltore può valutare l'opportunità di aderirvi o meno. Stiamo parlando di incentivi erogati a condizione che il ciclo di rotazione preveda certe coltivazioni in determinate superfici».
A metà marzo, in Maremma, solo una minima percentuale di imprese agricole (corrispondente al 10-15% dei terreni) era riuscita a effettuare nei tempi previsti le semine di cereali e anche queste coltivazioni presentano problemi e criticità. Per esempio il fenomeno della mancata germinazione a causa di ristagni di acqua e conseguente asfissia radicale.
«Ecco perché – scrive la Provincia nella missiva indirizzata ad Artea - risulta pressoché impossibile il puntuale rispetto per molte imprese agricole degli obblighi previsti all'articolo 68 del Regolamento comunitario in materia». Ma Palazzo Aldobrandeschi va oltre, cercando anche di stimare i danni ricevuti dal settore primario. «Le semine autunnali – sono parole dell’assessore all’agricoltura Enzo Rossi - sono state compromesse a causa dell'andamento stagionale particolarmente avverso e si valutano immobilizzazioni nella vendita di concimi e sementi per un valore complessivo di 8-9 milioni di euro. Basti pensare che solamente il Consorzio agrario ha invenduto circa 1.700 quintali di seme ed altrettanto si stima nelle cooperative di servizio agricole. A questi numeri devono essere poi aggiunti i mancati redditi delle aziende agricole che non hanno potuto seminare e che solo in parte potranno essere attenuati con il ricorso a semine di colture primaverili-estive per un danno complessivo stimabile in circa 7,5 milioni per l'intero territorio provinciale. Valutazioni che vanno estese infine al patrimonio zootecnico. La compromissione delle semine autunnali destinate a produrre i foraggi per gli allevamenti ovini e bovini asta avendo come effetto la mancata produzione di mangime di fienagione sufficiente per il bestiame. Con ulteriori costi per le aziende, che per sopperire alle carenze inevitabili nei magazzini dovranno comprare il foraggio altrove. Per il fieno si parla di 27/30 € al quintale… Cifre importanti. In provincia di Grosseto si alleva circa il 50% del totale regionale. Il settore produttivo interessa 250.000 capi e 1500 allevatori per il comparto ovino, 900 allevatori e 28.500 capi per il comparto bovino. Infine il gettito impositivo dovuto alla riduzione dei territori considerati “svantaggiati” ai fini del pagamento dei contributi Inps, con un impatto sulle imprese agricole grossetane per ulteriori 9 milioni, senza contare l’imposta Imu sugli immobili strumentali su una buona parte del territorio provinciale».
Marras e Rossi hanno pochi dubbi: «Esistono le condizioni (cause di forza maggiore) che impediscono ai nostri agricoltori di rispettare le disposizioni comunitarie; per questo chiediamo una deroga e la non applicazione delle sanzioni».
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