Il Tirreno

Grosseto

Bocciato alle medie, il Tar dà ragione ai prof

I genitori di un ragazzino avevano presentato ricorso. I giudici: «La dislessia non c’entra nulla»

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FOLLONICA. Una bocciatura che non va giù ai genitori nonostante che anche il Tar abbia dato ragione ai professori.

Non capita spesso che una famiglia faccia ricorso a un tribunale perché il proprio figlio non è stato ammesso alla classe successiva. A Follonica è successo: il ragazzino in questione frequentava l’anno scorso la seconda media ed era già ripetente. A giugno poi il verdetto dei professori: il ragazzino non è stato ammesso alla classe terza, da lì la rabbia dei genitori che si sono appellati al Tar perché convinti che il figlio dislessico fosse stato trattato alla stregua degli altri compagni e non con un percorso didattico che tenesse conto del suo disturbo nell’apprendimento.

In attesa della sentenza i genitori in accordo con la scuola hanno lasciato a casa il ragazzino: a settembre poi il tribunale ha respinto l’istanza cautelare, dando ragione ai professori. Tale decisione viene adesso confermata dalla sentenza definitiva del Tar dove si ribadisce la ragionevolezza con cui la scuola ha stabilito che l’alunno non fosse pronto ad affrontare la classe successiva. Nell’atto stilato dai giudici vengono spiegate le motivazioni della decisione attraverso il riscontro passo per passo dell’anno scolastico oggetto di giudizio. Si legge infatti che l’adolescente è stato inserito dai suoi professori in un piano didattico personalizzato in cui sono stati indicati come obiettivi di apprendimento «la semplificazione degli argomenti (italiano, storia, geografia, storia dell’arte e religione), la prevalenza di interrogazioni programmate (inglese ed educazione tecnica), la riduzione dei contenuti (matematica e scienze), nonché l’esecuzione di disegni semplici (educazione tecnica e artistica), ed era previsto l’uso di mediatori didattici (immagini, mappe e così via) e dispositivi extratestuali». Il piano trova riscontro nei registri dei vari insegnati che durante l’anno scolastico hanno segnalato più volte che il ragazzino si rifiutava di essere interrogato nonostante fosse tutto già stabilito, così come non voleva mostrare il quaderno dei compiti e avesse più volte fatto scena muta alle domande dei professori. I giudici quindi spiegano come un alunno dislessico debba sì seguire un percorso differente dai compagni ma ciò non lo esclude dal giudizio relativo all’impegno dimostrato e ai risultati ottenuti, proprio come gli altri suoi coetanei. Quindi al ragazzino serve ripetere l’anno così da avere la preparazione adeguata per passare alla classe successiva: i genitori dovranno rassegnarsi alla bocciatura del loro figlio e mandarlo a scuola nella speranza a giugno prossimo vada tutto per il meglio.

Paola Villani

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