Il Tirreno

Grosseto

Ristoratore picchiato sulle scale di casa mette in fuga il ladro

di Elisabetta Giorgi
Ristoratore picchiato sulle scale di casa mette in fuga il ladro

L’esercente ha reagito salvando l’incasso ma è stato malmenato nel pianerottolo. «Chiediamo più sicurezza»

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GROSSETO. È stato quasi certamente spiato, pedinato, aspettato al varco. Infine aggredito, picchiato più volte nelle scale di casa da un rapinatore a volto scoperto che al buio voleva i soldi; lui però ha reagito, gli ha rivolto contro le chiavi appuntite del portone di casa, ha tentato di difendersi restituendogli le botte in un coraggioso corpo a corpo. Alla fine ce l’ha fatta: ha messo in fuga il malvivente.

Pochi ma interminabili minuti, soprattutto concitati e carichi di angoscia, quelli che ha vissuto nel cuore della notte un barista e ristoratore di Grosseto, Giuseppe Miglianti, 42 anni, sposato e con un bambino piccolo. La tentata rapina, con violenta aggressione fisica, si è consumata la notte tra mercoledì e giovedì: era mezzanotte e 40.

Miglianti è titolare del bar-pizzeria ristorante Shake in via Davide Lazzeretti, praticamente davanti all’ippodromo del Casalone, a quell’ora chiude il suo locale dopo una dura giornata di lavoro. Prende l’incasso - circa 3mila euro - e se lo infila nella giacca. Poi esce e si chiude le saracinesche alle spalle, iniziando il breve tragitto a piedi verso casa. Raggiunto il condominio, fa per aprire il portone con la chiave ma lo trova accostato. Pensa a una casualità e procede oltre, ma non è così. «Entro nel condominio - racconta - Inizio a salire i 6 scalini della prima rampa...». Nel frattempo è buio perché la lampada al piano terra è fulminata e per accendere la luce bisogna salire più su, fino al primo pianerottolo, dov’è l’ascensore. E proprio mentre Miglianti sale per arrivare all’interruttore- sempre in quei 6 scalini - dalla rampa superiore spunta una sagoma. «È un’ombra - dice lui - La vedo con la coda dell’occhio». Un uomo lo aggredisce, tirandogli un pugno verso il collo che però lui riesce a schivare con il braccio. A quel punto parte un secondo cazzotto, che invece lo colpisce al collo. Lui nel frattempo è salito sul pianerottolo, praticamente alla base della seconda rampa dove, alcuni scalini sopra, si trova l’aggressore. E lì inizia un corpo a corpo. «Mi sono trovato di fronte a lui, che ha preso a tirarmi pugni dappertutto. Mi diceva “Te lo faccio vedere io”». Vuole i soldi e lui non glieli dà. «Ho reagito e mi sono difeso. Avevo ancora le chiavi in mano - ne indica una - E come ho potuto, ho cercato di spaventarlo puntandogliele contro». Alla fine l’aggressore gli assesta il colpo finale. «Mi raggiunge al basso ventre: un colpo violento e mi ha steso. Io crollo a terra, sulle ginocchia, e lui scappa». Tra choc, ansia e paura, Giuseppe sale quindi al piano di sopra, raggiungendo moglie e bambino; da lì chiama i carabinieri di Grosseto, che lo raggiungono di lì a poco. L’ipotesi, al momento, è che il malvivente lo stesse aspettando nel pianerottolo della seconda rampa, da cui può averlo spiato dalla finestra. Forse conosceva le sue abitudini. I carabinieri stanno indagando. Cercano un uomo alto circa 1 metro e 70, 75, più o meno 45enne, verosimilmente italiano.

Per finire Miglianti lancia un piccolo "appello" per sensibilizzare chi di dovere sulla zona in cui vive e lavora. «Ringrazio le forze dell'ordine che si sono rese subito disponibili - racconta - arrivando subito. Vorrei chiedere però un po’ più di presenza e controlli: che la zona sia più sorvegliata in generale dalle forze dell’ordine. Ci sentiamo soli, la zona di via Davide Lazzeretti non è molto trafficata, è un po' isolata, e non viviamo tranquilli».

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