Sicurezza
Nuvola bianca dalla Solmine l’Arpat: «Vapore»
SCARLINO. Quella nuvola bianca fuoriuscita dai camini della Nuova Solmine, all’inizio di febbraio, altro non era che vapore acqueo. Il fenomeno potrebbe essere stato causato da una foratura di un...
SCARLINO. Quella nuvola bianca fuoriuscita dai camini della Nuova Solmine, all’inizio di febbraio, altro non era che vapore acqueo.
Il fenomeno potrebbe essere stato causato da una foratura di un economizzatore (ovvero un impianto definibile scambiatore gas-acqua finalizzato al recupero di calore), installato a monte di una delle torri, in cui si ha scambio termico tra la corrente gassosa di processo e l’acqua di alimentazione della caldaia.
Così almeno ha detto la società all’Arpat, quando l’agenzia ha chiesto di documentare l’accaduto in seguito alle preoccupazione che si sono diffuse nei comuni di Follonica e Scarlino.
Infatti, quando i tecnici Arpat sono arrivati nell’industria per un sopralluogo, «l’economizzatore risultava escluso e non era ancora stato possibile verificare, né l’entità del foro, né la sua localizzazione», come si legge nelle nota.
A scacciare ogni dubbio sul fatto che la fuoriuscita era soltanto vapore acqueo, comunque, sono arrivati i dati delle centraline posizionate intorno alla zona del Casone di Scarlino proprio per tenere d’occhio le emissioni delle aziende. Dai tabulati, infatti, l’Arpat ha potuto stabilire che al momento della fuoriuscita c’è stata «una sostanziale tenuta dei valori tipici di concentrazione antecedenti l’evento per tutta la durata dello stesso e, successivamente, una marcata diminuzione della stessa dovuta all’abbassamento del carico disposta dalla direzione dell’impianto».
Ciò che è successo quel giorno è quindi possibile riassumerlo attraverso la descrizione e i documenti forniti dalla stessa Nuova Solmine.
«Dalle informazioni fornite dal gestore dello stabilimento – continua l’Arpat - è emerso che, al verificarsi del travaso di acqua demineralizzata nella corrente gassosa, si producesse una vaporizzazione pressoché istantanea della stessa con un probabile innalzamento della pressione. Secondo quando affermato dal gestore il successivo passaggio attraverso l’acido nella torre di assorbimento secondaria ne ha determinato la condensazione con formazione di particelle talmente piccole da sfuggire sia all’assorbimento, che ai filtri posti in testa alla torre, senza interazioni con l’acido solforico».
A intensificare poi il fenomeno, formando quel nuvolone bianco che hanno visto da entrambi i comuni vicini al polo del Casone, ci hanno pensato le condizioni atmosferiche, che «hanno favorito la buona visibilità del vapore in uscita dal camino e la rapida dispersione del pennacchio entro i confini dello stabilimento senza ricaduta a terra». (a.f.)
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