Il Tirreno

Grosseto

Borghi si ritira dalla corsa elettorale

di Alfredo Faetti
Borghi si ritira dalla corsa elettorale

Colpo di scena a Gavorrano. L’ex sindaco di Sel: «Lascio questo disgustoso balletto, ma me ne vado a testa alta»

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GAVORRANO. Esce di scena «allibito, turbato e amareggiato», ma «a testa alta». Lui, a questo «disgustoso balletto», non vuole partecipare. «Il disgusto, la repulsione che provo davanti a quello che sta avvenendo è talmente forte che sento il bisogno di fare un passo indietro e di non partecipare alla competizione elettorale del maggio prossimo». Così, dopo anni di battaglie, di cadute e risalite, l’ex sindaco selliano Massimo Borghi lascia la politica di Gavorrano e passa la mano in vista dell’imminente campagna elettorale. Il famoso passo indietro, di cui si parla da mesi. «Si cercherà di ammantare di una veste nobile il salto della quaglia in corso, affermando che avviene per riunificare il centrosinistra – immagina Borghi - mai falsità fu così facilmente smascherabile: vuol dire riportare il governo del territorio in mano alla nomenclatura che sta dietro a queste manovre e alle segreterie dei partiti». Con ogni probabilità, dell’unità del centrosinistra non se ne fa nulla. Lui lascia proprio perché questa «non è politica, non ha nulla a che vedere con la politica: è solo la riprova dei mezzucci che oggi si usano e sono frutto di quel cambiamento culturale profondo provocato dai comportamenti della casta nei palazzi del potere romano». Borghi si sfoga in una lunga nota, dove ripercorre la storia di quattro anni scanditi da colpi di scena come le primarie 2009, del dimissioni piddine e il conseguente commissariamento, l’aspettativa consegnata in ritardo e la decadenza. Ma per capire la decisione che nel comune minerario ha spiazzato tutti, dobbiamo partire dalla cronaca recente. Per la precisione, da un’assemblea del direttivo della maggioranza, in cui una parte ha iniziato a tirarsi indietro. «Sono rimasto allibito, turbato e amareggiato dall’uscita dall’alleanza “centrosinistra gavorranese” del Psi – spiega Borghi - avvenuta con motivazioni infondate, prendendo a pretesto un episodio del tutto insignificante». È il battibecco tra Antonio Melillo (Gente Comune) ed Elisabetta Iacomelli, la prosindaco socialista. L’ultimo passo, secondo Borghi, di questo balletto. «Oggi il tentativo di eliminare dalla scena politica il sottoscritto ed i cittadini liberi che mi hanno sostenuto, continua e provo disgusto davanti al balletto che si è inscenato attorno alla figura del prosindaco». Perché secondo l’ex sindaco un battibecco è un motivo «futile» per rompere un’alleanza. C’è dell’altro dietro. E i protagonisti, secondo lui, sono gli stessi che «sull’altare del potere non hanno esitato a sacrificare l’intera comunità, prima facendo commissariare il Comune e bruciando la loro classe dirigente più giovane (come dimostrato che non erano in grado di presentarsi alle riunioni di tutto il centrosinistra con un candidato) poi strumentalizzando un mio errore fino alle estreme conseguenze, errore del quale non finirò mai di chiedere scusa alla comunità». È il Pd, la «nomenclatura sconfitta dal voto popolare» che «per sete di vendetta e per riappropriarsi di un potere che aveva perduto». Gli stessi democratici che avrebbero strizzato l’occhio alla stessa Iacomelli in vista delle elezioni. «Questi accadimenti non riunificano un bel nulla, anzi rendono ancora più profondo il solco tra la classe politica e cittadini». I cittadini, la «primavera gavorranese», come la definisce Borghi ricalcando quella palermitana di Leoluca Orlando. Gli unici (oltre ai suoi fedelissimi) da cui Borghi non si sente tradito. «Un grazie a tutti coloro che mi hanno sostenuto nella dura battaglia contro l’occupazione del potere». L’ex sindaco promette di incontrarli a breve in un’assemblea «dove spiegherò a testa alta e guardandoli negli occhi i motivi che mi hanno fatto scegliere la strada del ritiro».

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