Il Tirreno

Grosseto

«Si rispetti anche il pensiero dei cacciatori»

Scrive il presidente nazionale di Arci Caccia. Mentre la Finoria si offre: «I corsi li facciamo noi»

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GAVORRANO. La polemica per i cacciatori nelle scuole di Gavorrano pare non finire più. A muoversi, a difesa dell’operato dei colleghi maremmani, è il presidente nazionale di Arci Caccia, Osvaldo Veneziano. Mentre la “Finoria”, un laboratorio ambientale, si propone di fare i corsi.

«Leggo accese polemiche sui giornali – scrive Veneziano – alimentate da faziosità e offensive dell'intelligenza, in particolare delle persone residenti in un territorio che da sempre ha isolato provocatori e quanti appassionati alla rissa. Il dato principale che emerge dall'aggressione all'iniziativa “Conoscere la fauna delle nostre campagne” è la paura della conoscenza, di dare voce a chi la pensa diversamente; è la paura della democrazia che inquina i comportamenti di chi pretende di rappresentare un sentimento animalista presente nella società. Solo oggi si sono accorti che era da circa sei anni che questa iniziativa ci vedeva nella scuola Giovanni Pascoli di Gavorrano e neppure è l'unica che si continua a tenere in Toscana e non solo. La paura dei signori del “divieto di parola” è che studenti, insegnanti, genitori ragionino con la loro testa, conoscano e poi decidano, oltretutto rispetto ad un programma dove di caccia e armi non si parla. Sicuramente c'è di che preoccuparsi anche perché detti dirigenti sono portatori di incoerenza e contraddizioni di comodo. Le sigle Lipu, Legambiente, Lav, Enpa, Wwf Italia, Dea, Animalisti italiani, Lac non secoli fa, volantinavano a difesa della “legge per l'attività venatoria 157/92” e cercavano alleanze con i cacciatori per mantenere in vita detta legge sulla caccia. Tutto documentato. Così come sono certificati ufficialmente gli accordi per cacciare in tutta Europa tra BirdLife (Lipu) e Associazioni di cacciatori europei (Face). Ricordo con piacere gli incontri con i Verdi, ora anche dirigenti dell'Enpa, per scrivere la legge che è anche per andare a caccia. Così come ricordo la presenza dell'attuale presidente dell'Enpa quando, da candidata politica incontrò ufficialmente i cacciatori perché i loro voti erano utili alla causa dello schieramento che portava, anche lei, al Governo. Non ci appassiona la voglia di censura di alcuni rappresentanti dell'animalismo, all'opera nel grossetano. Noi eravamo e siamo coerentemente ecologisti e lo certificano loro: le nostre posizioni sono le stesse che loro predicavano. Esprimiamo l'augurio che l'Enpa vada nelle scuole e voglia spiegare ai giovani l'importanza di presidiare i territori e l'impiego delle proprie “guardie armate” (altre, le armi non le portano) così tutti saranno più consapevoli di quale importanza riveste per loro avere in dotazione armi, in particolare le pistole e spero ci facciano sapere anche, se le loro pistole, sono per difendersi dagli animali e/o dagli uomini. Insomma per sparare a chi?»

Ed ecco la lettera della Finoria: «Vorremmo ricordare che proprio a Gavorrano esiste dal 1997, per iniziativa dei Comuni delle Colline Metallifere, un laboratorio di educazione ambientale, il LEA la Finoria, che in oltre 15 anni di attività, attraverso il lavoro di operatori appassionati e professionalmente formati ha insegnato, a molte decine di migliaia di studenti, di ogni ordine, grado e provenienza, a conoscere e ad amare la natura, la cultura ed il nostro territorio. Il nostro unico limite, se così si può definire, è che non possiamo offrire gratuitamente i nostri servizi, essendo la nostra un’attività professionale anche se la spesa media di ogni alunno, che svolge con noi attività di educazione ambientale è paragonabile a quella di una colazione al bar o poco più. Capiamo che in un momento di durissima crisi economica per il mondo della scuola, si preferisca puntare sulla gratuità dell'offerta, affidando i propri studenti ad “esperti” pieni di entusiasmo e di buona volontà, anche se crediamo che ciò vada a discapito della qualità degli interventi, perché effettuati con personale non adeguatamente preparato dal punto di vista scientifico e didattico, soprattutto se paragonati a chi ha fatto dell'educazione ambientale, dell'interpretazione della natura e della cultura del territorio, la professione della vita. Insieme a noi i ragazzi potrebbero imparare qualcosa non solo sulla lepre, il fagiano o il cinghiale, ma, per esempio, sulla meno nota salamandrina dagli occhiali e sull'uso sostenibile dei boschi in cui vive».

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