Il Tirreno

Grosseto

«Voto irregolare e va annullato» è rottura all’Ascom

di Maurizio Bernardini

Alcuni commercianti contestano l’assemblea di lunedì: «Nessun controllo sulle deleghe e urne riaperte»

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GROSSETO. «Per noi quel voto non è valido, è tutto da rifare»: altro che zitti e mosca, il giorno dopo l’assemblea elettiva Ascom è denso di commenti, indiscrezioni, chiacchiere e accuse pesanti. Sotto la lente d’ingrandimento finisce il listone bloccato (un qualcosa che ricorda il tanto odiato stile porcellum, ndc) proposto ai soci dal presidente uscente, Filippo Lombardelli. È quello il vero culmine di un percorso durato diverse settimane, tra incontri confidenziali, cene di “lavoro” e più o meno abili operazioni da manuale Cencelli. Ma andiamo con ordine.

La prima rottura. Lo sfilacciamento tra la base e i piani alti ancora non c’è. O meglio, ancora non è possibile parlarne apertamente. Sì, perché se qualche negoziante storce il naso non significa che tutto sia da buttare. Per far sì che la protesta acquisisca peso occorrerà aspettare qualche giorno e capire da che parte stanno i numeri. Ma una prima rottura interna si è palesata. Ci è bastato fare qualche telefonata (soprattutto nell’Orbetellano) e guardare negli occhi quattro o cinque esercenti per capire l’aria che tira. Con il passaparola potrebbe divenire un ciclone, ma anche disfarsi nel nulla. Una cosa, per il momento, è certa: la logica del voto bloccato non è piaciuta a molti. E il malumore, per ora, è impersonato da Moreno dell’Uva e Malto, Marco dei 13 Gobbi e Alessandro della tabaccheria di Porta Vecchia.

Porcellum maremmano. È un consiglio di nominati, non di eletti: questa una delle accuse che i “dissidenti” rivolgono ai vertici Ascom. Nel mirino, più di tutti, finisce il presidente (uscente?) Filippo Lombardelli, reo d’aver cercato una mediazione tra le parti in causa sino all’ultimo momento. Ma qualcuno parla di un repentino cambio di posizione del presidente avvenuto a meno di 48 ore dal voto. E poi ancora: «Ci sono i presidenti di alcuni sindacati e, come è stato detto dai vertici, i “migliori negozianti del territorio”: ci spiegate con quale criterio sono stati scelti? E da chi?».

Il metodo. Il nodo della contesa, però, non è la lista in sé, ma il metodo con cui è passata. E siccome alla stampa è stato impedito di essere presente abbiamo provato a farci raccontare le operazioni di voto da alcuni dei negozianti delusi. E non si sono fatti pregare: «Prima è stato chiesto di scegliere tra il listone e le preferenze. È finita 40 a 17, per alzata di mano. Anche perché la scelta delle preferenze imponeva, a tutti, di indicare 23 nomi alternativi, non uno di meno. E chi ci potevamo mettere, Topolino? Contestiamo però che in quella fase iniziale tutti i voti per delega non sono stati neppure presi in considerazione. Pochissimi i controlli. Subito dopo ci sono state consegnate delle liste precompilate e alcuni fogli bianchi, uno per delega. Nostro compito è stato quello di rimettere questi pezzi di carta nell’urna. Tutto qui. E infatti la domanda è: ma non potevate dircelo prima? Saremmo andati a cogliere asparagi». Ma non è finita: «A un certo sono state riaperte le urne e in molti hanno ripreso la propria scheda. C’è stato addirittura chi l’ha portata via senza riporla una seconda volta e nessuno ha detto niente». Una stoccata arriva al presidente Lombardelli: «Dice d’aver agito bene? Ma il cartellone eventi che fine ha fatto? Cosa fanno per noi negozianti? A questo punto – è la provocazione più clamorosa - era meglio la gestione di Paolo Regina».

Tutto da rifare. È per tutte le ragioni sopradescritte che il gruppo chiede l’annullamento degli scrutini «E una votazione seria che tenga conto di regole certe, chiare e rispettate». Altrimenti? Qui si torna al punto di partenza, a quello sfilacciamento tra base e vertici associativi: «Se l’Ascom deve essere questa, i soldi della quota li teniamo noi e tanti saluti». Intanto per domani è attesa la riunione chiave, quella che dovrebbe ridare l’incarico di presidente a Filippo Lombardelli e scegliere la giunta.

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