Sicurezza
Vestaglie azzurre incrociano le braccia
Tutta la fabbrica si ferma per lo sciopero proposto dai sindacati, escono anche gli impiegati tra le lacrime delle rsu
GROSSETO. I loro volti erano rigati dalle lacrime. Manola, Nadia e Francesca ieri mattina nella sala mensa della Mabro si sono presentate per quelle che sono: donne. Anche con le loro debolezze. Le lacrime che sono scese lungo le loro guance raccontavano la stanchezza di anni di lotta: di contrapposizione, a volte feroce, di scelte difficili fatte per portare a casa un tozzo di pane, per vedersi riconosciuto quello che è dovuto. Lo stipendio, in cambio del lavoro o la cassa integrazione per superare un momento di crisi che sembra essere diventato quasi la normalità nella fabbrica della vestaglie azzurre. Hanno pianto perché per la prima volta dopo tanti anni, tutta l’azienda ha incrociato le braccia con loro e ha detto basta. Ieri la produzione si è fermata. Le macchine sono rimaste spente per tutto il giorno, i dipendenti, uno dopo l’altro sono usciti dall’azienda di via Senese e se ne sono tornati a casa. Oggi lavoreranno, poi si fermeranno di nuovo due ore domani e altre due venerdì. Fino ad arrivare a lunedì, quando saranno di nuovo tutti in Regione dove è stato convocato un altro tavolo con l’assessore Gianfranco Simoncini.
Ma al di là delle scadenze (la più importante oggi, quando Barontini dovrebbe pagare lo stipendio ai lavoratori per evitare che lo stato d’agitazione continui), quello che ieri è venuto fuori dall’assemblea alla quale hanno partecipato Cgil, Cisl e Uil, è stata proprio la compattezza e l’unitarietà di persone stanche di essere nella condizione di sopravvivere alla vita.
«È la prima volta che anche gli impiegati sono d’accordo, tutti, su una nostra proposta. Nella storia della Mabro - dice Nadia Perino, rsu Cgil - non era mai successo».
La cifra della disperazione dei duecento e passa dipendenti dell’azienda di via Senese è proprio nello sciopero unitario di ieri. In quel cento per cento che i sindacati e le rsu non pensavano nemmeno di totalizzare.
La proposta di sciopero era stata fatta dai sindacati alla Regione, lunedì sera. «Avevamo optato per questa forma di protesta - dicono - per vedere se riuscivamo ad ottenere lo stipendio domani e non lunedì prossimo come aveva annunciato Barontini in Regione». Cinque giorni di ritardo, nella vertenza Mabro, ormai fanno la differenza. C’è chi non ha più nemmeno i soldi per andarci, a lavorare. Per mettere la benzina nell’auto e percorrere i chilometri che separano casa dalla fabbrica e dalla speranza di andare avanti.
All’assemblea, ieri mattina, c’era anche Massimiliano Brezzo, sindacalista pratese e membro della segreteria regionale della Filctem Cgil che insieme ai colleghi di Grosseto, alla Cisl e alla Uil sta portando avanti la vertenza in Regione. Lunedì si torna a discutere. A Barontini è stato chiesto di presentare i conti dell’azienda per capire quale possa essere il futuro delle donne e degli uomini della Mabro.
Un futuro che le vestaglie azzurre vogliono disegnare insieme. Unite, come hanno fatto oggi quando sono uscite dall’azienda lasciando Barontini da solo. In un momento certo non facile per Abbigliamento Grosseto.
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